Busso, niente risposta, entro. Il responsabile della mensa e' seduto dietro la scrivania, sta aggiustandosi la cravatta e cerca di fissare seriamente il computer, mentre al suo fianco una rossa stagionata atque pimpante cerca di recuperare il baricentro sulla propria sedia ostentando lei pure grande concentrazione sul monitor del tipo, ad ogni modo non mi guarda negli occhi, e allora mi consento una panoramica su una galassia di lentiggini nel vasto cielo della sua scollatura. Il capo ora si accorge di me, congedatosi a fatica dal pc, mi fa:
- Dica - un po' freddo (e' perche' non ci conosciamo).
- Mi scusi l'intrusione, ha un minuto? - La rossa si concentra ora sulla soluzione piu' rapida d elegante al problema di ricoprire in qualche modo le parti di reggiseno rosso anch'esso scoperte. Il capo annuisce tra magnanimo e rassegnato. E' napoletano, senz'altro uomo di mondo, lo si capiva da quelle due sillabe lanciate nel firmamento della via lattea.
- Le rubo solo un momento, c'e' questo problemino delle tariffe per i collaboratori esterni. Io sono uno di quelli, e da qualche tempo ci applicate le tariffe maggiori come se fossimo ospiti. Non mi sembra giusto, solo perche' s'e' cambiata gestione -. La carrozzeria della rossa ha ritrovato nel frattempo un assetto ma il motore e' in folle, e' palese non sa che pesci prendere, tira fuori un foglio dal cassetto, e continua a negarmi il colore degli occhi. Forse e' timida.
- Be', c'e' una disposizione esposta in bacheca, concordata con la direzione generale, il contratto parla chiaro, solo ai dipendenti si applicano le tariffe minime. Pero' voi collaboratori avete quella ridotta, se prendete solo il primo e il contorno -.
- Senta, prima che venisse la sua ditta io mi facevo il pasto completo, pane e minerale compresi a duemila lire. Poi siamo passati a quattromila. poi a seimila. Poi siete arrivati voi, e' arrivato l'euro, e' arrivata la nuova direzione. E mo' dovrei pagare diecimila, cinque euro, come qualunque esternovisitatore? Ma ogni giorno devo stare qui io, sono costretto a mangiare qua, mica mi diverto -, mento platealmente. La rossa finisce un disegno complesso, accartoccia il foglio e lo getta , comincia a guardarsi attorno, sbuffando mi guarda infine. Verdi mica male, nervosetta pero'.
- Va bene, capisco che le cose per lei sono peggiorate, ma non ci posso fare molto, c'e' la direttiva e parla chiaro, eppoi con cinque euri qua sotto non ci prende manco il primo pero' senta vediamo cosa si puo' fare, certo non le posso far pagare due euro a pasto completo, ma se qualcosa si puo' fare per lei vediamo di farla. Ma dovrebbe ripassare domattina, sa adesso e' un po' tardi, ritorni qui domani, abbia pazienza, sul presto che cosi' poi lascio detto il suo nome a quelli della cassa -. La rossa si appoggia sullo schienale, alza il sopracciglio. Non ho scelta e mi e' andata pure bene, dice la fronte.
- Vabbe', adesso non so se domani avro' tempo ma almeno lei mi sembra ragionevole, ci vediamo -. Faccio per andare via, nessuno del resto mi trattiene, ma - Ah, senta volevo farle anche un complimento, per quelle mozzarelle di bufala, ottime davvero -.
- Eh si'. Vengono dalle mie parti. Arrivederci -.
Dalle sei di mattina, viaggio con valentina. In macchina, in treno, in autobus meno. Tra colli di roma e bestie da soma, nel lazio in penombra, col sole per l'umbria, da un mare di dubbi agli odori di gubbio, dal sasso di orte per l'etrusche porte passiamo contenti. Ci portano i venti. E quello? e' un fuscello, lo piglio, e' un fratello, e' un figlio, un ramo leggero, un vino sincero, se ride e' un alessio, se piange e' un cipresso, e' lo stesso, ci piace l'espresso, odiamo il represso - se ci viene addosso il muso di un orso ci prende un collasso.