31/10/2003

Halloween non mi tange, anzi mi sa che porta sfiga per cui tango ferro io. Intanto, con halloween mi scade uno dei due co-co-co-ntratti di lavoro. ec-co, divento pure balbuziente, perche' m'ero affezionato a quel co-contratto. Che poi dice che con la nuova legge 30 [ http://www.cgil.it/documenti/ScioperoLegge30-Sett03.htm ], gia' in vigore, di CoCoCo non si parlera' pio-pio-piu': si entrera' invece in una divertentissima disneyland di contratti atipici, in cui ogni datore di lavoro potra' inventarsi il magheggio che vuole e noi a fare la fila per spassosi giochi entra-esci e usa-e-getta con effetti speciali mozzafiato, e intanto ti fanno comprare un sacco di cose zuccherate. Dolcetto o scherzetto, se sei bravo tutt'e due. E poi non so, non capisco questo halloween. Quand'ero piccolo non c'era, niente zucche truci, niente stracci neri e teschietti bianchi. Sara' sta pioggerella angloscassona di oggi, ma lo trovo tristanzuolo splin allouin.

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30/10/2003

blocchi

con che occhi guardate, signore e signori, mi chiedo. E mi rispondo cosi', in disordine al-fabletico:

sobol - occhi verdi, vispi scattanti. brunetta dei ricciepoveri

tulipani - occhi neroblu, non nerazzurri, neroblu di prussia, palpebre talvolta socchiuse, sguardo diretto al monitor ma con il punto di fuga all'orizzonte dietro la parete, dietro il giardino, dietro il piemonte, dietro. finche' non ritorna indietro, dalla nuca tulipanica al monitor. anouk aimee

settore - occhi da clint eastwood. ci hai creduto. no: occhi grandi ovali, cigliuti, bonari, compromettenti nel senso di pronti ad addivenire ad un accordo mediato patteggiando tra gentiluomini e gentildonne. misto franco carraro e pescante. ci hai creduto

danielamenta - occhi coi fiocchi & controfiocchi, furbi ma poetici, occhi contraddittori. allenati al fumo ma non riescono a nascondersi dietro le sigarette, manco se chiusi. marroni-amaranto. laura morante (cosi', perche' suona bene)

jest - occhi normali, una rarita', da centromediano, da onesto cronista, da rimbocchiamoci le maniche, da - a - e ritorno. occhi terra-aria-terra color bruma padana. occhi oriali granata anziche' azzurri

debitiecoccole - occhi castagna, nel senso che sanno di castagna calda croccante e saporita, bruciano umidi, possono scottare o freddare in un attimo, pretendono un vino adeguato al fianco. sonia braga, la gabriela di amado

juri resistenze - occhi color piombo che non dimenticano. jon voigt

roja aldiladelmondo - occhi da ragazzina marroni chiari, non per il colore ma per la loro voglia di chiarezza, di calore, di colore appunto. occhi di gatto fosforescenti al buio.

gaia capecchi - occhi muschiati verdazzurrifango, se li guardi bene vedi alghe o felci che fanno la ola. la tipa che fa la doccia in psycho, sopravvissuta

mapifen - occhi nordesti celesti, pazienti, curiosi, silenziosi, che si fanno un culo cosi'. maria grazia cucinesta

climacus - occhi tondi, dietro occhialetti tondi, in orbite tonde, che girano e girano e girano intorno alla terra e alle parole. credono che esista una musica armonica risultante tra le sette volte celesti, e la cercano guardandosi intorno, in tondo, a 360 gradi. tra bertolt brecht e bertoldo

clio - angel's eye.

altri - fate voi

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29/10/2003

seriurl: Il pane e le rosette

sciaff, psciaff, PFAFF. (porcaeva quanto piove. ahem, ok ciro -puoi accendere.) bzzz

Eccoci qua, malgrado il tempo inclemente, siamo giunti davanti all'ennesima mensa aziendale, dove troveremo i nostri consueti amici a rifocillarsi: i dipendenti, gli addetti, i collaboratori assidui, e quelli assuefatti, i quadri digerenti, le segretare e i coldirettori. Insomma tutti quelli che con la loro intelligenza, con la loro energia lavorano per il successo di una grande azienda. Ma piove sul bagnato e facciamo tardi. Vogliamo allora entrare?

Passiamo oltre i dormiveglianti guardiani e cerchiamo di raggiungere un tavolo. Potremo cosi’ vedere e toccare dal vivo in diretta il clima, l’aura e la sostanza di quella che potremmo definire l’area di rifornimento degl’indefessi aziendali, queste potenti macchine belliche del terziario appanzato rubate alla concorrenza. (bruss, brus, spdlenfg, menssan, corpsann). Un’allegra confusione. Sediamoci qui, vicino a questo simpatico commensale. Buongiorno, si puo’?

- mmgio’, prgh

Grazie, siamo del dipartimento scola ecolazione di rieduchescional ciannell, il brodcaster internazionale. Stiamo facendo un servizio per la serie Il pane e le rosette. Eccoci dunque a mensa con un dipendente, a che livello di dipendenza se non siamo indiscreti? E’ per il nostro pubblico, come sa l’informazione vuole sapere, deve sapere. Il suo nome, dottor?

- mm. gnam. So’ mpiegato ar terzo livello.

Impiegato ma non spezzato eh, signor Magnani? Ahaha! E ci dica, com’e’ questo spezzatino al sughetto, ci dica.

- ciccia troppo dura, sugo troppo liquido, 'na cionsa commarsolito.

L’avevamo intuito un suo lieve disappunto, sa Magnai? a proposito dov’e’ il talco, l'avevamo comprata ieri la cravatta. Ma andiamo avanti. Ci chiediamo sempre nella nostra inchiesta se il dipendente mangia alla mensa per lavorare o va al lavoro per mangiare alla mensa. A lei piace la sua mensa?

- e’ 'no schifo, ma me ce so’ abbituato.

Preferirebbe i manicaretti della mogliettina?

- lassa perde, vabbene così.. Che vvòi sapé ancora. e passame l’ojo, va’.

Bé, per fortuna che il signor Mugnai viene al sodo e non fa retorica inutile. Molto bene, l’ultima domanda prima di lasciarla a questa bellissima macedonia, e ovviamente al classico rito del caffettino al bar della mensa. Qual’e’ il piatto che manca sempre, quello che lei preferirebbe avere qui sul tavolo, prima di tornare a lavorare con maggior lena?

- gnom. slurpp, ahhh. Che me vorei fa’, lo vòi sapé? un bel piattino de stracazzi mia.

Ecco. E con queste intense parole, cosi’ pregne di esperienza vissuta e maturata giorno per giorno nel lavoro quotidiano possiamo ringraziare il signor Mignoli, vediamo che sta alla frutta ormai e non vorremmo disturbarlo oltre. Grazie e arrivederci signor M..

- vabbevabbe’ ciao eh.

... e a voi, care amiche e cari amici, un arrivederci alla prossima puntata de Il pane e le rosette, e mi raccomando, come sempre: buon lavoro e buon appetito.

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28/10/2003

url vendett

OGGI....-\---?---/--... frittata all'avocado !--

Togliete la polpa da un avocado,
spruzzatelo con sale e succo di limone
per non farlo annerire troppo. Sbattete quattro uova e poi conditele con un po' di sale, pepe.
Sminuzzate i pezzi di avocado
mescolandoli alle uova sbattute.
Decorate il tutto con salvia. date a dino, il vostro pitbull

o a gino, vostro nonno mangiapreviti








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27/10/2003

e allora ci si sente leggeri e soddisfatti come quel mentecatto della storiella zen, quello aggrappato come wil coyote all'ultimo ramo dell'ultimo cespuglio del precipizio, in fondo al quale lo aspetta una tigre, e che pero' vede una fragola vicina e allora la coglie e la gusta con un piacere particolare, esclusivo e dovuto, a se stesso e chissa', forse anche alla fragola, nel caso questa non ne potesse piu' di penzolare da una vita su quell'abisso noioso. Ci si puo' sentire cosi', cialtronesco, artificioso, abusivo, salgariano, appeso a quel vuoto barile di floppy disk, sballottato in un lavoro in alto mare ma non piu' rinviabile, nel corso di una notte buia e tempostosa, mentre la ventola del peschereccio cigola e arranca controvento tra spifferi, ondate di sonno, mosche impazzite per il freddo come pipistrelli terrorizzati dalla luce, ma gustare lo stesso parole piluccate qua e la', buona musica e mais tostato salato -non e' stagione di fragole-, e poi l'alba, il giorno, la vita che ricomincia. Apprezzare meglio queste cose troppo scontate, lo svegliarsi di chi hai amato e odiato -te ne rendi conto limpidamente- piu' di ora, vecchio rincoglionito che non sei altro, e che ora pero' vedi dormire e sognare senza difendersi, senza aggredire, vulnerabile, raggiungibile, e vorresti dire tante cose nuove a quelle labbra distese, a quegli occhi chiusi solennemente, come quelli dei bambini. e i soliti riti del mattino rivelano un senso. Come trova spessore e necessita' un minimo di stile nei vestiti, accendere il fuoco, il sale, lo zucchero, la sferza del caffe', le quattro chiacchiere, le battutine e i saluti. Non ha senso invece il solito maledetto ritardo del treno, a meno che non sia previsto anch'esso dal copione di quel grasso burattinaio cinico che si liscia il barbozzo e se la ride mentre io, giacca in una mano e floppy nell'altra, nel secondo stesso che la direzione o il destino entra puntuale e dice allora?, faccio uscire la stampata. e allora? e allora un ruzzolone, una capriola, e un bel bastone piantato all'ultimo momento tra i denti della tigrettrice /

(alle 19.40)

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manco a farlo apposta, diluvia come giammai. Niente è sicuro in questo mondo infame, se non una cosa: non potrò mai guadagnarmi il pane con le previsioni meteorologiche, almeno non a distanza di più di 1 ora orologica dal(l'e)vento cangiante e mutevole. Domani sarà la cantina fradicia e l'aurelia allegata, la cartolaia avrà l'ennesima scusa per non ricevere ancora i libri di terza elementare, la il traffico di roma per trattare, i tram per trattenere, i treni per traccheggiare. farò tardi al lavoro, ancora, e lui se ne ricorderà, per resituirmi la cortesia la prossima volta che sarò io ad aspettarlo. Il lavoro è lavoro. Così ora ho messo su i pinfloid sotto la pioggia e me la godo con l'immenso arretrato da lavorare, ai fianchi, al fegato allo stomaco. per domani dev'essere finito, ko, ok. presentabile, almeno. Che poi dice che wish you were here l'ha usato quel furbastro rimbambito di bellocchio per il suo ultimo film, meno male che non l'ho visto, che non lo vedrò mai se non subliminalmente mentre dormo sul divano e raitre me lo trasmette a tradimento in fuori orario. O forse è stato bertolucci, quell'altro fenomeno di favorito alla cassa per piacero, a ripassarlo in padella e servirlo come colonna sonora. posso immaginarmelo. sti due paraculetti. mai e poi mai vi andrò a pagare per mostrarmi la vostra risciacquatura di denti pubblica. se mai avete i denti, ancora. Dovreste pagarmi voi a me, per un paio d'ore di mea pretiosa a tensione et au scultatione. E intanto diluvia, e mi sento benone, come un pesce rosso nell'acquario.

(alle 1.32)(c'erano qui 4 commenti, ora dispersi)

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26/10/2003

Freddo. Faff-redd-ino. F-fo fortuna f-fra un po’ arriva la piccola estate, l’estate di san martino. l’indian summer. der altweiblicher Sommer, la chiamano i tedeschi di campagna, quelli ignoranti: l’estate della vecchietta. sporchi maschilisti. In ef-fetti, oggi già c’era un bel solicello caldo. per la verità, la cris peggiore sembra passata, aria di disgelo. Dopo un bel po’ che vedevamo il mare da lontano, così gelido, ci siamo andati. lunga partita a bocce sulla sabbia tiepida, che diventava calda. Sarà la primavera delle tardone, oppure l’effetto serra combinato con quelli topo in gabbia e isola deserta. vedremo, poi. le indagini proseguono, giungeremo ad una conclusione non affrettata, speriamo, non fredda, soprattutto.

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24/10/2003

Sonno. Mi oppongo, vostro onore. Avrei ancora voglia di fare, qualcosa di meglio. La corte si ritira in consiglio. Sparecchio pulisco e metto a posto qua e la', anche le pentole, perfino - faccio vedere che esisto, e mica penso solo a me - apro birra e noccioline, accendo la tivvu', niente, la spengo, accendo il pc e mentre il modem stride e rantola metto un ciddi', va bene quello di ieri, buena vista, perlustro mail, blog (rispondere d'istinto o far decantare?) news, faccio decantare, chiudo il picci', riaccendo la tivvu' senza audio, inseguimenti, trippe, calcio e fiche, niente, finisco la birra, ci vorrebbe un decalcificante, un fernet, ma non c'e'. Testa pesante, pensante poco. La corte rientra e sentenzia. Opposizione respinta. Condannato a 6 ore di sonno, salvo riduzioni di pene. Se riduci il pene e dormi bene ti fanno svegliare prima, arzillo e riposato. Buona condotta, si chiama. Doccia e pigiama, e sognidoro al calduccio. A dormire non si prende pesce, ma nemmanco fregature. Sento dei passi, e quell'odore: ecco Ali, il secondino. Andiamo.

 

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23/10/2003

Sete. Malgrado tutta quella pioggia. Sara' l'effetto depot di quel calzone, che si compiace dell'ombra del mio rumine: ha steso un'amaca e si legge un romanzo pulp, sorseggiandosi il succo gastrico. Apro la porta di casa che saranno le undici di sera. Entro in cucina, diretto al frigo -stop. C'e' un oggetto sul tavolo. un monolite. un pacco. Fiondato dal cielo sul legno del tavolo, con mano stizzosa, preciso nel mezzo, come un lucifero. illumina il resto di casa, della serata. Un bel pacchetto postale coperto di bella carta da pacchi marron coperta di begli indirizzi, timbri e documenti postali belli chiari. un pacchetto regalo a centro tavola, improbabile e perfetto come un vaso di fiori blu. Apriro', Vedro', Commentero', Ringraziero'. dopo. adesso bevo, dal vaso.

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21/10/2003

Fame. Entro in rosticceria, ignoro tutto e chiedo un calzone fritto, ho fretta. La pizzettara me lo vuole scaldare. Va bene, aspettero’, anche questo. So cosa aspettarmi. Un polpettone di tiepido amido acido, oleoso, con uno schizzo di ripieno dubbio freddo. Un buco allo stomaco per tapparne un altro. Mentre aspetto, entra una ragazza. Bassa ma proporzionata bene. Una pimpante, decisa, che scannerizza la vetrina di 5 metri in due secondi e punta precisa la scelta giusta sul panorama del banco. Occhi neri, belli vispi. Mi guarda mentre la guardo. La guardo mentre mi guarda. In questi casi, che sono quelli in cui ne vale la pena, lancio la sfida: perde chi distoglie lo sguardo per primo. Non abbasso gli occhi. Neanche lei. Ogni tanto mi prendono per deficiente. E perdono. "Mangia subito?". Non molla e sorride appena. Pero'. Le brilla il nero degli occhi. La signora col calzone caldo in mano ci guarda guardarci. Nessuno si muove. Tutti in fermo immagine, la signora col calzone a mezz’aria, la ragazza ed io col nostro ponte oculare ad unica campata. Un tipo sullo sgabello all’angolo fissa il suo telefonino. Cosi’ non puo’ continuare. "Ci conosciamo?", faccio io. "Sei roberto?", fa lei. Perdo io, che ho parlato e sorrido. Un po’ amaro. No, mi spiace. Si’ me lo dia cosi’ signora. Arrivederci.

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20/10/2003

Tempo di pioggia, di caldarroste e vino rosso. Tempo in cui un cappello borsalino grigio potrebbe calzare a pennello sui capelli corti del professionista. Un cappello come non se ne vedono piu', ma che vedrai torneranno di moda. Faceva passeggiare dignitoso il marito a braccetto e orgoglioso il padre di famiglia, specie se numerosa. Un timbro, una corona da sistemarsi in testa quando, stretta la cinta al trench e spazzolate le scarpe di cuoio nero, si usciva a passi decisi ad affrontare le strade e le cose del mondo, il pubblico, i posti nuovi con occhi da ragazzo, silenziosi e curiosi, i luoghi noti invece con aria saputa e pedagogica. Un cesto caldo e accogliente per i pensieri, un rifugio perfetto per un elefante - mi dimostrasti su una pagina del piccolo principe. Quando si partiva, quel cappello odorava di naftalina e trielina, e di labbra morbide, quando si tornava sapeva di pioggia e di sole ad asciugarla e poi ancora di pioggia e fumo. Per ristabilire l'ordine la pace e la gerarchia sarebbe bastato qualche bacio con la guancia contropelo, a grattuggiare tutti. Cosi' ti sembrava. A me invece sembra passato tanto tempo.

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19/10/2003

com'era? una favola!

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19/10/2003

burlcolica

La raccolta dei pomodori è la più pesante, anche perché al sud pagano di meno e fa caldo di più. Roba da schiavi piegati a 35-40 gradi. Col tabacco stai un po' più dritto, almeno nella fase delle foglie più alte, che però vengono staccate alla fine del periodo. Comunque ogni giorno ti devi cambiare i vestiti, e scrostare il nero appiccicoso dalla pelle. Troppi veleni. La vendemmia sarebbe più divertente, anzi lo è. Peccato che cominci insieme al periodo del freddo, e della pioggerellina che si mischia ai fumi del gasolio del trattore. Però dà gusto, e si chiacchiera e si ascoltano le chiacchiere. La raccolta delle olive in fondo è la meglio, se non si usano le macchine scuotitrici. Arrampicarsi sugli alberi, intrufolarsi salendo e riaffacciarsi, scovare i rametti più ricchi, sgranare i gruppi di olive magari grosse nei punti più distanti, facendole cadere nella rete stesa a terra. Là il discorso si fa più selettivo, solo tra due e due o al massimo tre, e spezzato da silenzi anche lunghi però non imbarazzanti, perché non si è tanto vicini quando si lavora un albero a testa, e perché ti devi concentrare anche sui rami da staccare al volo col seghetto. E' meno monotono, e se uno lo considera come sport è più completo: devi setndere e raccogliere le reti, spostare i rami, tagliare i rovi, riversare le cassette. La sera viene prima ma si prende più sole che tra le viti. La sera si prende il caldo dei fuochi.

- bella morcona, viè qua

- sporco moraiolo, prendime si te riesce

- borgiona velenosa, dolce agogia. me fai mpazzì

- ciai la nebbia ntesta

- te vocio, bianchella mia

- quanto si leccino

- si te pijo te frantoio, senti che raio

- uhm, raia davero il tendellone

- correggiolo

- ecco: pocciolo

- san felice.

(dai nostri inviati nelle varietà degli ulivi umbri. collegamento in diretta)

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17/10/2003

tempo di bilanci

Birreria: "Ti Voglio Bere"
Indirizzo: Via degli Scipioni, 238
Telefono: 06 3213119
Zona: Roma Prati
Qui domani sera, sabato 18, la bilancia padrona del locale, insieme a sua sorella, offrira' un rinfresco in onore delle bilance e dei bilanci, anche quelli non eccezionali. Il posto non e' male. Siete invitate/i, o viandanti che  leggendo state.





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17/10/2003

Il giorno che le regalarono Cicciobello, la bambina prese le sue amate bellissime bambole e principesse e le mise una a fianco all'altra, coperte, dentro un cassetto. In letargo per un lungo inverno. Cicciobello la conquisto' subito: con quegli occhi azzurri e freschi come il dopobarba del papa', con la pelle di plastica rosa profumata cosi' facile da accarezzare e pulire col sapone, coi capelli biondi luccicanti al sole e resistenti alla spazzola. Ma soprattutto, gli effetti speciali. Piangeva togliendo il ciuccio, diceva: mamma! Divenne il compagno di giochi preferito, il fratellino cui insegnare a camminare, il suo orsetto da guanciale. Ogni giorno faceva con lui qualche gioco nuovo, e Cicciobello diventava sempre piu' bravo, dolce. Cresceva educato e felice. L'unica cosa che non cambiava mai era quella voce petulante, allarmante "mamma, mamma". Poi anche quella cambio'. Divento' sempre piu' gracchiante, lenta, balbuziente. La bimba non capiva perche'. Ebbe paura di dirlo ai suoi genitori: avrebbero potuto pensare che lei aveva trattato male Ciccino, che l'avesse rotto. Era una bimba sensibile e intelligente. Lo apri' col cacciavite, comincio' a smontarlo come aveva visto fare dai dottori in televisione e dai meccanici dell'officina del papa'. L'operazione duro' piu' a lungo del previsto, perche' la bambina era affascinata da quel suo Cicciobello inedito, insospettato, oscuro. Piu' lo scopriva, e piu' capiva come il Ciccino di dentro reggesse quello di fuori, in ogni articolazione. Si procuro' forbici e coltello. Al tramonto sapeva proprio tutto di Cicciobello. Lo aveva eviscerato come un pollo e separato in sei tranci. Lo seppelli' nel cassetto, dopo aver risvegliato Aurora e le altre belle addormentate con un bacio ciascuna. Ma quella sera non ando' a letto contenta. Restava insoluto il mistero della voce cambiata.

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17/10/2003

    ¬L        al zati & cammina - dnaderivati, 188 cm. x 45 tg. x variabile

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16/10/2003

basso e'

chi non si da' arie, chi conserva la sua dignita', chi non millanta, chi non mostra piu' di quanto e', chi sa ridere di sua maesta' senza sganasciarsi, cosi' che non per il suo sorriso le cime vanitose si accorgeranno di essere ridicole, chi e' silenzioso per pudore, chi risponde alle domande, chi non risponde a provocazioni avvilenti, chi cade nelle trappole per troppa fiducia, chi se ne frega dei raffinati equivoci, chi si muove orizzontale prima che verticale, chi non crede di poter volare da solo, chi non sputa sentenze come queste, chi dimentica di usare bene le posate o la grammatica quando il contenuto del piatto lo affascina, chi non ha paura di cadere o di abbassarsi, chi non dimentica, chi sa dimenticare, chi non crede alle dinastie, chi se ne frega se tu capisci o no, chi ha cercato di farsi capire.

ancora sul basso [sotto il basso nulla]

basso e' anche

una molle vibrazione profonda, un suono buio, nascosto, una grotta umida che rimbomba, una terra scura fertile, una brace incandescente che attraversa il tronco e genera fiamme e cenere, un vuoto denso, l'odore del ricordo, un centro magnetico invisibile e inevitabile, lo spessore di mare che spinge il volo dei delfini, la nuvola nera che lancia i tuffi delle rondini, il sole rosso al tramonto, la foce che trascina le montagne, il sesso di una donna.

il primo basso non si scorda mai

ricordo come forse ieri come fosse con me eri. comefosseieri. Il primo basso. ero nella cantina in cui suonava il gruppo di Ezio, il batterista, prima o seconda media, non importa, tanto poi lui lo bocciarono, pensava solo a suonare e a fumare. in via pentimalli, strada in discesa pendenza 20% verso il basso, appunto, quando ci fu l'austerity ci facevo le discese a sdrumarmi coi pattini, dunque ezio drums, sergio guitars e hammond, dario bass. il primo basso che sentivo dal vivo, a due metri di distanza, a non so quanti megawatt di potenza. me lo pianto' proprio qui, in mezzo allo sterno. DOM DOMM DOMMM (charleston&vibrazioni di rullante) DOMM DOMM DO-DOMMMM. smoke in the water. furono tre piu' quattro cazzottoni sul petto, arresto cardiorespiratorio, complicazioni scomposte: sette esplosioni neii timpanii, distacco cuore dai gangheri, appiattimento toracico con sommovimento ipodermico diffuso dal cranio agli ambedue alluci. dopo il terzo giro di basso & batteria ero una lagostina a pressione difettosa in ebollizione, ma non scoppiai perche' attacco' sergio alla voce e alla chitarra, ma cosi' stonato e fuori tempo, ma cosi' stonato e cosi' fuori tempo che gli altri due, scocciati, stopparono.

prove tecniche di trans-missione

A lt = ` ' " / ! 1 * ^ mi s -top

B asso = o - _ MI pot- s

sssa' sssssssa' vvvvvvvwwwvvvvvVVVa' -, bien

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14/10/2003
(Ali, hai visto che commenti? quelle 4 donne sono fantastiche. come scritture. e credo anche come donne. molto probabilmente. non ce le meritiamo. tu che dici? boh? forse dovrei fare i miei calcoli senza di te, ogni tanto. come una volta. gia'. comunque, rompo il silenzio per un minuto perche' avevo da dirti un'altra cosa, una cosa non mia, che mi piace e dovrebbe piacere anche a te. stavo leggendo sto libro di gutierrez (imparerai a leggere un giorno, spero. senno' fa niente, ti leggo io le cose che preferisci), senti qua: "la liberta' va conquistata. come? ognuno deve scoprirlo da solo. la mia liberta' la costruisco scrivendo, dipingendo, sostenendo la mia visione semplice del mondo, rimanendo in agguato nella giungla come un animale, impedendo che gli altri si intromettano nella mia vita privata. la cosa essenziale per l'uomo e' la liberta'. interiore ed esteriore. osare essere se stessi in qualsiasi circostanza e luogo. la liberta' e' come la felicita': non la si raggiunge mai... e' soltanto una strada da seguire... e in tal modo si vive).
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14/10/2003
Ali, il blog ed io ci prendiamo una piccola vacanza. E' meglio per tutti. a presto
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13/10/2003

dovere di citazione

ricevo e volo e intieri pubblico: life is what happens to you while you're busy making other plans (j. lennon) / la vita e' una fregatura bella (trad.: al)


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12/10/2003

- e allora mettiti comodo, facciagialla -.

jesty mcduff, archie catrix e long jin si voltano di scatto verso la voce, lasciando a mezz’aria strofinaccio, forchetta e due pistole.

- molla l’artiglieria, cinesinho. fai solo guai, quando ti prude la manina -.

la voce viene dal punto più buio della stamberga, dal tavolino incastrato nell’angolo tra ripostiglio e porta del cesso. dove sei sempre sicuro di trovare il ceffo più ceffo del conestoga, e nessun altro. secondo un vecchio tacito accordo tra strane abitudini del ceffo e senso del decoro del barista. dietro una coltre di fumo, appare una mano nodosa che giocherella col mozzicone di sigaro più ingolfato del new mexico, a giudicare dalla puzza che sta facendo appena riacceso. la mano gira una pagina di giornale. poi posa il sigaro, perché il ceffo saluta sempre togliendosi il cappello, e perché fa tutto quella mano, in mancanza dell’altra. la mano riprende il mozzicone dal posacenere, lo porta alle labbra. mcduff si decide a fare gli onori di casa.

- questo è smonkey, ragazzi. guarda caso, conosceva anche lui graminsky -.

- risparmiati i biglietti da visita, amico. e portaci una bottiglia del tuo dannato petrolio. guarda guarda, il mondo è piccolo, smonk. per tutti i diavoli! -.

archie catrix e long jin vanno a sedersi al tavolo del ceffo. è dalla fuga dalla trans-goodja&deewar bank, nella rapina più clamorosa del secolo, che non si vedono. ed è per lo stesso motivo, più che per caso, che si rivedono.

- troppo piccolo. un maledetto gallinaio, piccolo e pieno di polli. ecco perché il pappagallo era così in forma, quando andai a trovarlo: era passato prima il cinese, a rimpinzarlo di confetti. ma bravo, bravo -.

il nano cinese si gratta i sarcasmi di smonkey dal mento, come a dire ok è andata così, pace.

- e tu hai trovato mcduff prima di noi a quanto pare, smonk -, rilancia con un sorrisetto. l'uomo con la cicatrice sta per chiosare: - sarebbe stato meglio il contra… -, ma il nano cinese non ha finito. guardando fisso il naso adunco di fronte, continua a dire serio, lento:

- certo, sarebbe stato meglio che il nostro genio non si fosse fatto fregare il malloppo da graminsky -.

stavolta archie catrix riesce a concludere:

- e già. invece di giocarselo tutto per una donna, prima di dividerlo tra noi. eh, poeta? -.

il monco sente il suo whiskey deviare trapanando su una vecchia profonda ferita, una che brucia ancora, brucia sempre. le due fetenti colonne di fumo che escono lunghe dalle narici diventano quasi nere. rapido scambio di sguardi elettrici e rancori. mcduff sente aria di temporale, e ha già un sacco di debiti da pagare per quel locale. allora è lui a farla scoccare, la scintilla.

- un momento ragazzi. ora ricordo. il pappagallo era di una chicana di sacrifice town, una certa janina, prima che glielo comprasse graminsky -.

esplosione.

JANINA !?!

i tre si guardano in quel nome, in una sola voce, un solo ricordo negli occhi, dolce, una sola cosa da fare nei successivi cinque minuti. cercarla. trovarla. la cocca. la filastrocca.

(soundtrack: remixed echoes from 1. pat garrett & billy the kid; 2. paris, texas; 3. caravanserai; 4. caravanpetrol; 5/12. mariachi cobre. frullare e servire.)

v. puntata precedente: sabato 11 ottobre 2003, by D&C

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10/10/2003

Sull'autobus. Due contro uno. Sono due tizi che parlano una lingua dell'est, forse russi, cercano di tirare su dalla sedia un loro connazionale, malmesso, forse ubriaco. Questo non vuole saperne e si raggomitola, testa tra le spalle, aggrappandosi alla sedia di fronte, zitto. Anche gli altri due dopo un po' smettono di parlare: di peso e con strappi violenti riescono a sollevare il tipo, che pero' resiste bene, abbrancando tutti i passamani e i sostegni possibili del bus, anche con il collo. Rimedia qualche botta e una testata. I passeggeri ammutoliti, immobili, guardano. Il conducente lascia le porte aperte alla fermata, e aspetta anche lui come va a finire. Mi sento urlare. lasciatelo stare. che cazzo state facendo. Siamo amici, rispondono. Lo portiamo a casa. Prendo il cellulare e tasto il 113. Ah siete amici, urlo ancora. Ma lui non vuole venire con voi. Stranamente mi risponde subito qualcuno. Comincio a spiegare ad alta voce cosa dove come. Finalmente l'autista chiude il motore ed entra in campo. Mbe' cavemo da fa' qqua? Il tizio sembra proprio fatto di qualche cosa, ma lucidamente approfitta del momento di distrazione e ritorna come un paguro a rifugiarsi nel posto di prima. I due stanno ancora un po' a pensarci, gli versano addosso spintoni e parole velenose. Finalmente lo lasciano in pace e scendono. Saluto il poliziotto al telefono. Il tipo arriva fino al capolinea, io scendo, sono arrivato. Lui no. Resta li', dentro l'autobus, pronto a rifarsi un giro con l'aria di chi ha tutto da perdere fuori di li'.

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10/10/2003

Inno propiziatorio - al bide'

"lui punta al suo bacio, ma lei s'en va al bar / lui pizzica al basso, lei russa all'alba chiar / lui come un beduino, al polo sembra star / lei lo guarda la' un pochino, poi lo manda a = (al)

*

Io t'invoco, o Musona ispiratrice.

Vieni, dea, a posar l'aurea palanca sul mio capo dolente, ad accendermi dell'arte la luce quando in bagno la mattina, ogni mattina che giungesi 'n terra, mi reco a pulire la cacca del figlio, al bide'. Deh! Vieni, assisti le mie torpide membra, le braccia pur forti e le grezze falangi allor che recalcitra il pupo mentre l'approssimo brancandol sfuggente pel pannolino, al bide'. Gia' che ognor non volle saperne il pargolo, di sfinteriche regole. E che pur tua sorella musa Apnea mi sostenga, quando respingo il richiamo dell'Ipno subdolo e affronto la tossica incombenza, recuperando cagione ed effetto dei verticali equilibri, scacciando i demoni del sogno finallora goduto. Aiutami, aio', a rintracciar la saponetta dianzi chissaddove fiondata, scovandola infin nei piu' oscuri recessi degli angoli tra tazza e scopetto, mentre saldo il polso attanaglia il puzzoncello e lo colloca, al bide'. Ah, 'l bide'! Che grande invenzione, codesta! Lago fresco e puro ghiaccio di montagna, d'estate, sorgiva teporosa o bullicante ustica d'inverno, lavacro provvido e benedetto inviso ai pigri e ai barbari adusi alle bieche sozzure. Orsu', col tuo soccorso si sciolga tosta ogni putredine, di presso al bide'. Come incubo al risveglio, gelato al sole; come il senno menzoniero a fronte di bellezza verace. Cosi' si dilegui la fetenzia, Musona mia. Tu lo puoi. Una cosa ancor chiederti oso, grato comunque e in eterno. Sol questo: di agire con calma prudente, o mia divina. Fammela trovar non sciolta di gia', la merda, prima ch'io giunga con l'angiolo, al bide'.

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09/10/2003

Dove non siamo

c'e' dell'altro. Per il Principio del riempimento degli spazi vuoti e dei tempi morti. E allora? Non dovrei correre troppo di qua e di la', a voler stare ovunque e sempre. O il piu' possibile. A cercare di stare bene o stare male. Burp. La mia buona forma e' ridicola, tanto quanto il mio [corna] malessere. Del resto cio' di cui di volta in volta prendo il posto chissa' cos'era, in fondo. Qualcosa, qualcuno di diverso. di meglio o di peggio? Dipende dai punti di vista. Ce ne sono infiniti, da tutte le innumerevoli angolature possibili. Etciu'. Cio' che prende man mano il mio posto mentre mi sposto e' solo diverso da me, non peggio ne' meglio, obiettivamente. Significativo e insignificante, come tutti. Ma diverso. Piu' o meno. E' gia' una consolazione sufficiente. Groan. Poi si fara' da parte, e arrivera' qualcos'altro ancora. Nessuno e' insostituibile. E nessuno e' di troppo. Spazio e tempo, materia ed energia vanno avanti cosi'. Augh. Attraverso ciascuno di noi. Per questo si', siamo necessari. Anche se senza di noi andrebbero avanti lo stesso magnificamente. E allora manco siamo necessari. Se non per raccontarci ste storie l'un l'altro. Yawn. Quel che conta, per me, e' che mi aspetto un vuoto dopo l'altro. Tra due, non mi dispiace una pausa. Come adesso. Stammi bene Ali. E goditela, il piu' possibile. Amen.

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08/10/2003

E' TEMPO DI

una doccia fredda infr tta la mattina mentre la prta del bgno rsta aprta perche' cosi' loro possono lavarsi faccia e magari i denti, come si deve. una corsa tonificante verso il nuovo giorno e il treno che viene senza il solito ritardo e aspetti il prossimo, come si deve. un panino per pranzo al prosciutto tagliato come non si deve, troppo grosso. il prosciutto. un vino similrustico fosco e complottante torbidi, come non si beve. una cena che non si vede l'ora di buttarsi e a letto russare, come no MENTRE

SAREBBE TEMPO DI

un bagno caldo come si deve. una dormita come si deve. una partita a pallone, come si deve. un pranzo completo e tranquillo, come si impone. un vino rosso giusto, una cena senza avanzi riscaldati. una chiacchierata guardandosi negli occhi senza interruzioni torti rutti. una

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07/10/2003

Era un sogno la California, otto anni fa. Un sogno realizzato. Come scenografia, almeno, perche' la trama del film muto' nel corso delle riprese. In un mese e mezzo me la girai per tremila chilometri, in una piccola Neon Chrysler in noleggio e con una donna innamorata, o meglio in viaggio di nozze, o ancora meglio incinta. Per dirla tutta, in preda a nausee, vomito, debolezza, inappetenza, stanchezza, depressione, ira. Incazzatissima, era. Me l'aveva detto gia' prima, che non aveva voglia di figli. Men che mai proprio allora, in quel viaggio, che avevamo non-progettato all'unisono, che avevamo tanto atteso come rampa di lancio per. Fece il test pochi giorni dopo l'arrivo a San Francisco. Piangendo mi butto' il referto medico in faccia. Urlo' rabbiosa contro i miei capricci antilattici, contro i suoi errori di calcolo. Smise di fumare, per giunta. [anch'io: era il minimo]. Bel casino, quei giorni. Cicloni di adrenalina. Quella giornata fu il vero inizio del nostro matrimonio, e pure il suo marchio. Ora che ci penso. Fu li' in California che il gioco comincio' a farsi duro, altro che traslochi e campidogli e brindisi in cooperativa. Tremila chilometri di strade larghe e lunghe per distrarsi e riflettere e ripensarci, attraverso san francisco, costa celebre e no, campeggi e motel, pietre e sabbie di oceano e di deserti, laghi, picchi nevosi, tonde colline verdi, vino. A rivederci nelle foto in cui svolazziamo intorno al cavallo di Marcaurelio, io piccione spazzolato blu e lei uovo di pasqua con sorpresina, in seguito ci venne da ridere. A me; a lei no. Proprio per niente. Dovette rinunciare a un fascinoso contratto di lavoro nel Laos. Valentina nacque sette mesi dopo, nella citta' tedesca della madre, attraversata dal fiume Main. Un anno dopo le proposero un altro contratto di quelli che sognava, in Malawi, ma il tempo dei sogni era proprio finito: quella volta eri tu in arrivo, angelico Ali. Un altro tesoruccio sul Meno tra capo e collo. Schatzi on Main, vedo oggi che si chiama cosi' il ristorante a Santa Monica di Arnold, austriaco emigrato in California. Uno-che-sa-quel-che-vuole, dice. Sicuramente vuole quel che sa. Mica come noi, schatzi d'un Al. Un giorno ci torniamo in California. Era... bella.

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06/10/2003

Una coppia di passeggeri brasiliani, stamattina nel treno delle nove che da Pisa va a Roma. Due coniugi in pensione. Lui, Abdalla Varca dice la targa sulla borsa, fisico robusto, camicia e fronte aperte sull'ultimo bottone, inclinato in avanti conversa tranquillo e senza pause, occhi pazienti e svegli; lei sonnecchia, gli occhiali sulla punta del naso. Sono di São Paulo, in crociera turistica. Arrivati in Portogallo hanno costeggiato la Spagna, e da Barcellona dovevano raggiungere Livorno e vedere Firenze, e Pisa. Ma il cattivo tempo li ha deviati verso Civitavecchia, cosi' ora andranno a San Pietro. Lui entusiasta, e' la quarta volta che vede "a capital do mundo", cosi' la chiama convinto, perche' i brasiliani, gli americani, e tutto il mondo sono eredi della cultura latina, spiega per l'orgoglio e la vergogna degli interlocutori. Anche se, molto prima delle ciurme trascinate da Colombo, il Brasile venne scoperto dai suoi antenati fenici, cosi' ricorda, partiti dall'odierno Libano. Come i vichinghi, o chissa' gli eschimesi, che fregarono tutti al traguardo del Canada. Abdalla Varca ama parlare e farsi capire, non importa in quale mistura di italoportoghese e di gesti e di occhiate. Mentre la moglie dorme, lui e' sveglissimo e ora gli piace trottare nei discorsi, entrare a Roma scovando i punti in comune coi due pendolari che gli son capitati di fronte, uno che parla di meno e l'altro di piu'. Quest'ultimo dice e gesticola del colosseo e del film del Gladiatore, dei calciatori brasiliani, delle pitture erotiche di Pompei dove il papa dovrebbe andare, se gli regge la pompa, di Fiumicino cui e' diretto l'aereo che ci sorvola, delle strade che appaiono durante il viaggio: l'Aurelia che arriva fino in Francia e poi porta in Spagna, il Raccordo Anulare, che conosce bene perche' lui lavora alla segnaletica stradale, esibendo la sua valigetta di stoffa griffata Anas, dei musei vaticani, della fontana di trevi. Grandi saluti e piascere de conoserve. Quando il signor Varca sbarca a San Pietro, la signora che non ha detto una parola ci lascia un sorriso urbi et orbi anche lei. I due pendolari restano a parlare tra loro fino a Ostiense, l'argomento dalle crociere organizzate vira sulla riforma delle pensioni. I due linguaggi si fanno diversi, e lontani. Si scende.




E há um jeitinho pra tudo
E há um jeitinho pra tudo
Há um jeitinho pra tudo
O Brasil vai ensinar ao mundo
A arte de viver sem guerra
E, apesar de tudo, ser alegre
Respeitar o seu irmão

(João Rebouças/ Cazuza - 1991)











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06/10/2003

- Sono diffidente

Sei diffidente, è naturale. E io voglio (debbo, è il mio lavoro di bottegaio!) vincere la tua diffidenza, conquistare la tua fiducia. Se sei disposto a mettermi alla prova, clicca qui, altrimenti... Sono Silvio. Ho inventato un partito nel 1993. Forza Italia è un sito commerciale, una bottega di cose buone. Tutto quello che vedi è lì per essere venduto. Nessuno ti obbliga a comprare qualcosa per forza. Certo però che, quando si entra in bottega, almeno l'intenzione è quella...

- Come si fa a comprare prodotti così, senza annusare e senza assaggiare?

Beh, lasciatemi dire che questa è una cavolata bella e buona: quando andiamo a fare la spesa, ci lasciano davvero "annusare" e "assaggiare"? Chi lo fa ancora? Noi sì! Non solo ti raccontiamo quel prodotto, mettendoci a tua disposizione per qualsiasi curiosità tu abbia (il nostro Bottegaio online ti richiama subito al telefono quando ne hai bisogno!). Ma facciamo quello che ormai nessun altro negoziante è più disposto a fare: se non sarai soddisfatto, ti basterà comunicarcelo, e noi sostituiremo il prodotto. Il partito è una bottega vera. Compra i prodotti che seleziona, e li ha tutti nel suo magazzino attrezzato (sarai il benvenuto se vorrai venire a visitarlo, naturalmente!). Forza Italia quindi paga, e bene, i suoi fornitori, perché salvaguardare i prodotti tipici del territorio significa, al di là delle ideologie, far sì che chi li produce possa ricavarne un reddito adeguato. Altrimenti, prima o poi, smette, e noi perdiamo un pezzo di -, e un pezzo di storia e di cultura.

- Ok, magari i prodotti e il servizio valgono l’euro in più, però... quando mi arriva il pacco?

Subito. O quasi: in 24 ore nel 90% delle destinazioni in tutti i Paesi dell'Unione Europea (così puoi fare anche un regalo ai tuoi amici lontani dall'Italia). E in 24 ore in tutti gli Stati Uniti d'America. In 48 ore in alcune destinazioni periferiche.

- Ok. Tutto chiaro. Ma come si fa a pagare? Ci si può fidare a mandare la carta di credito?

Con la carta di credito , naturalmente. Non ti fidi? E ti sbagli, almeno nel nostro caso! Il server sicuro di Forza Italia è certificato dai sondaggi. Il vero problema della sicurezza è un altro: occorre fidarsi di chi riceve i dati della tua carta di credito, e cioè del venditore, di me. Per questo è così importante che io riesca a conquistare la tua fiducia.

- Vabbuò, facciamo una prova. Spediscimi, mmm, cinque chili di maroni venti bondì un'insalata, la russa, un buttiglione di grappa alla pera se cé. Ti pago appena arriva la pensione.

da: Prova il Pacco del Diffidente - trad.: al

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05/10/2003

Il blog, che invenzione. Comunicare non è mai stato così facile, dalla ricetta del budino all’amore universale. E anche in Italia i bloggers diventano sempre di più, sempre più accattivanti, raffinati, acuti, incisivi, pesanti, molesti, comunicativi insomma. L’offerta si evolve in fretta, tanto che i produttori di blog presto finiranno per farsi concorrenza tra loro, fatalmente, pur di procacciarsi e mantenere quella cerchia minima di lettori che ne giustifichi il generoso sforzo quotidiano. Il paziente lettore di blog sta in effetti diventando, in modo inversamente proporzionale alla qualità/quantità della moltitudine rumorosa frenetica che i blog invece li scrive, una varietà animale in via di estinzione. Il New Media Bureau dell’Unesco sta studiando un piano di emergenza per la salvaguardia del blog-lettore, con creazione di zone protette dalla caccia indiscriminata con Rete a strascico e un corpo di volontari antibaricconaggio. L’obiettivo nel lungo periodo è di ricreare per i residui lettori di blog la possibilità di sopravvivere e riprodursi naturalmente, non solo in cattività.

Nel frattempo, la controparte si attrezza. Umili cronisti, registriamo che gli autori di blog si avvalgono in modo sempre più massiccio di figure specializzate e competenti in grado di occuparsi di settori specifici della loro campagna comunicativa predatoria. Poiché la giornata è di sole 24 ore, e un blogger da solo non può fare tutto. Tutto il necessario per resistere, diciamo pure: per esistere. A queste figure grigie sarà legato ogni blogger di successo. Eccone alcune.

Pollster – brutto, dire ‘sondaggista’. I termini anglofoni comunicano meglio, non importa se non se ne conosce l’esatta traduzione, anzi. Il pollster sonda ed individua i temi sui cui focalizzare la comunicazione del blogger. I sondaggi si dividono in due categorie: interni, esterni. Quelli interni sono strettamente riservati.

Fundraiser – responsabile della raccolta fondi, offerte, donazioni, eredità, finanziamenti non importa quanto leciti, basta che garantiscano la sopravvivenza fisica di un blogger troppo impegnato a digitare per andare a prendersi un cappuccino, in casa o in ufficio, e figurarsi se ha il tempo di fare la spesa.

Ghost writer – indispensabile. Ogni tanto il blogger deve pur andare a dormire, pisciare, pensare. E la macchina non si deve fermare, bellezza.

Baby sitter – come sopra.

Web editor – quello ideale sarà laureato a Francoforte con master ad Alessandria, quindi ben saprà come web login activity significhi mezzaggio, mezzo e messaggio insieme. Un WE bravo crea le forme virtuali che creano i contenuti cerebrali, in un mondo elettronico più reale ed immanente di una lontana baraccopoli.

Media buyer – addetto alla gestione della comunicazione commerciale del blogger. Acquisisce gli spazi sui server e analizza le strategie migliori per dare visibilità ai post. Se si compra splinder, vuol dire che il blogger per cui lavorava ha avuto successo.

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04/10/2003

curlezionismo

quando piccoli bellini eravamo, facevamo le figu. Quelle ancora non adesive, non appiccicose. Le figue d'antan, dauntaun. Niente sfiga al, allora, bensì una sfida: quella di non comprarle mai, di ottenerle mediante giochi, tenzoni di abilità manuale, sottrazione da altri collezionisti. Ciò non valse ad impedire che qualche procace cassiera dai modi gentili e non spicci finisse col tentarci, offrendoci le figu al posto del resto, tanto da esser costretti ad infrangere la Regola: ci rifornimmo così, noi pure come le pigre masse, di pacchetti con figu vilmente fresche, nuove, lucide, profumate. Quell'odore inconfondibile, soprattutto. Oggi lo riconosceremmo subito, tra mille.

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03/10/2003

Entro nel palazzo (ma il giardino? ci sara' un cortile interno), l'androne e' buio. Una porta si apre frusciando, come una tenda, e nella luce Ciaaao si staglia una bionda platinata alta almeno due metri, robusta di spalle, tacchi altissimi, sul punto di esplodere in un tubino bordo' metallizzato zippato compresso attillatissimo. Una zaffata di profumo alla fragola oscura l'odore sempre piu' forte di bruciato (saro' io? diceva gaber). Sei tu? devo avere l'aria di e mi sento come un prosciutto cosparso di sale penzolante da qualche gancio. infatti ride. E chi senno'? sono Luigia, e tu sei l'andrea del citofono, no? azz, penso, i citofoni non sono piu' quelli di un tempo. ventanni fa ci sentivi tutto al citofono, le intenzioni notturne, la sua acquadicolonia. Ora, una Luigia ex campione dei 200 farfalla dice Si', e tu la scambi per una beatrice. ehm, luigia, ma tu aspettavi qualcuno? Sghignazza. ogni sera piu' gente viene e piu' e' contenta, anche senza appuntamento, ma preferirebbe una gentile telefonata di preavviso, mi spiega. Sai com'e' andre', ci si organizza meglio. Ho paura che ci sia un equivoco, inizio a a a a ra gio nare. Ma forse abita con te qualcunaltra? Non ride piu', luigiona. Ah tu cerchi quella che abitava prima qui, ho capito. Ma non l'hai visto che non c'e' piu' il suo nome sul citofono? e' vero, ora che ci penso forse ho suonato un po' in fretta, al tasto del pianoterra che poi era senza lucina. Allora senti andre', sveglia, la tua bella e il suo gagliardo figliuolo hanno cambiato casa. pero' mi dispiace sai? torna presto. Il tanfo si fa insopportabile. quella faccia da cazzo di luna si fa una grassa risata, mentre il sipario si richiude. c'e' un gatto accovacciato sulla moto: mi guarda come se fosse sua.

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02/10/2003

buzz . icona citofono. basta un clic solo, senno’ poi si preoccupa. Gia’ che non sa se si mette in casa un paranoide. ci sara’ da spettare. spettacolari figure di merda si addensano nere nel cielo bigio. tanto per cominciare c’e’ questa puzza che striscia, come di broccoli bruciati. forse e’ carogna di gatto. o di pappagallo verde, morto tutto arruffato. Stricnina. eccoci qua, aspettiamo. intanto, occhiata alla prima pagina condomaniacale, vediamo gl'internati. Firme nuove, emergenti tra i vecchi puffi e buffoni. sempre gli stessi tizi le stesse notizie. lei no, lei e’ la solita eccezione alla solita regola. o forse no. ogni nome un rampantismo, una decadenza, un’eredita’ contesa, un’immigrazione, separazione, azione, inerzia, speranza, investimento, immobiliari, codicilli, orgogli, pregiudicati, assicurazioni e banche. tutte comunque deboli braccia sottratte all’agh- Si’? sono andrea. un si’ non male, pero’. interrogativo, ma non diffidente, non sorpreso, non isterico, non impaziente, non inquirente, non prevenuto, non dolciastro. un si’ non tante cose antipatiche. anche un po’ assertivo, in fondo. un si’ cosi’: ?!. l’esclamativo nel retrogusto, a lambire la curva bassa della S. il suo famoso fondo retro, staremo a vedere se davvero. un si’ tentar non nuoce, un nulla-costa, un transeat. una concessione a presentarsi al cospetto. Certo, resto pessimista e scettico. e rincoglionisco. era un invito a salire e ad entrare, punto. cerchiamo di stare all’altezza della situazione. la moto ancora calda sfrigola. bella scusa per non portare un dolce, sai stavo in moto. beccati il vino e basta. stlact - porte aperte, andiamo a vedere questo strano tesoro. annusiamo il fenomeno. pero', che puzza di bruciato. una signora si sporge dalla balconata. Ultimo atto di teatrale presa pel culo.

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01/10/2003
Un ricercatore, tal Giacomo Pratoverde, pubblicava nel secolo scorso sulla prestigiosa rivista "Scilence" uno studio sul kandebu', raro uccello migratore (detto anche Kandebü oltre le Alpi lombardovenete) riferibile alla famiglia dei marabu', ma piu' colorato e discreto dei suoi cugini. Riporto un estratto di quell'articolo, interessante perche' descrive il modo artigianale con cui allora si tentava di catturare un esemplare dell'inafferrabile kandebu'.

...
Anzitutto dipingere una gabbia
con la porticina aperta
dipingere quindi
qualcosa di grazioso
qualcosa di semplice
qualcosa di bello
qualcosa di utile
per l'uccello
appoggiare poi il quadro ad un albero
in un giardino
in un bosco
o in una foresta
nascondersi dietro l'albero
silenziosi
immobili....
A volte l'uccello arriva presto
ma può anche impiegare degli anni
prima di decidersi
Non scoraggiarsi
attendere
attendere e se è il caso per anni
la rapidità o la lentezza dell'arrivo
non ha nessun rapporto
con la riuscita del quadro
Quando l'uccello arriva
se arriva
osservare il più profondo silenzio
aspettare che l'uccello entri nella gabbia
e quando è entrato
chiudere dolcemente la porta col pennello
poi
cancellare una dopo l'altra tutte le sbarre
avendo cura di non toccare nessuna piuma dell'uccello
Fare quindi il ritratto dell'albero
scegliendo il ramo più bello
per l'uccello
dipingere anche il verde fogliame e la frescura del vento
il pulviscolo del sole
e il fruscio delle bestie dell'erba nella calura estiva
e poi aspettare che l'uccello si decida a cantare
Se l'uccello non canta
è cattivo segno
segno che il quadro è sbagliato
ma se canta è buon segno
segno che voi potete firmare
Allora strappate con tanta dolcezza
una piuma all'uccello
e il vostro nome scrivete in un angolo del quadro.






















































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01/10/2003

muore Oreste del Buono, uno che amava leggere e raccontare, e tradurre, un erudito, grande perche' aveva sempre voglia di imparare e mai di docere, uno che si e ci divertiva e consolava e stuzzicava, e ci faceva pensare, con i gialli, i fumetti, i classici e gli eccentrici della letteratura, dell'umorismo. E' stato un nonno intelligente, mai noioso. Fu anche critico televisivo. La televisione invece rimane, mica se ne va, in piena epoca della riproducibilita' tecnica del marasma. Ci si puo' pero' scherzare e ragionare su, anche se non cosi' acutamente come avrebbe fatto lui. Mi dispiace che sia morto OdB.

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