30/12/2003

*Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C'e' sfuggito allora, ma non importa: domani andremo piu' in fretta, allungheremo di piu' le braccia... cosi' continuiamo a remare* -FSF-.

Avevo voglia di scaricarmi, di alleggerirmi di parole pesanti, fastidiose, diciamo pure vuote. Avevo voglia di infierire sul gia' troppo vuoto di questo spazio bianco, eternamente immacolato, pulito, accogliente e disponibile, visto da lontano, che se lo vedi da vicino, pagina per pagina, e' invece insopportabilmente pieno, soffocante, folle. Avevo voglia di scriverci su, insomma. Qualunque vanita', non importa quanto vacua e insignificante. Il solo gesto di digitare, di premere su tasti che obbedienti rimbalzano, lasciare una traccia, un graffito, gia' solo questo fatto, di interrompere il brusio opprimente del vuoto silenzioso, o del troppo rumoroso, fa bene, certe volte. Come la valvola di sicurezza di una pentola a pressione, la scrittura e' utile. Fa bene. Anche scrivere stupidaggini, sulla scoperta dell'acqua calda, scrivere fuffa, rimasticare aria fritta: che' avviene qualcosa, qualcosa di buono. Gia' mi basta che si riscaldino i muscoli, se non le mie pur scarse sinapsi, perlomeno quelli dei polpastrelli, ecco questo piccolo avvenimento vale per qualche minuto ad allontanare le nebbie opprimenti dello stare in mezzo alla realta' oggettiva, inquinata da arroganti marmitte esogene, dalla puzza di problemi complicati, spiacevolmente imposti da ogni direzione alle mie deboli ridicole capacita' analitiche. Ci si rifugia chiudendosi/aprendosi nella scrittura cynar, non importa quale, scaricando segnali, nello scarabocchio, nello schizzo, nel disegnino geometrico sui fogli a quadretti, insomma incidendo, e con sollievo tanto maggiore ne abuso, quanto piu' la realta' in quel momento e' diventata troppo piena, o troppo vuota, comunque troppo estranea. Scrivo da dilettante, lo so, il che pero' significa per diletto, e divertirsi non e' cosa da poco, almeno per me. Non solo e non tanto per sfuggire alla realta'. Anzi, in fondo, a tempo perso (perso?) si scrive come si decide un tuffo in un mare su cui solitamente galleggiamo pigri, immobili; scrivere puo' significare remare con le dita secondo oppure contro correnti che di norma ci trascinano, noi passivi, alla deriva prevista; scrivere come interferire nel gioco delle maree-cause di forza maggiore, intrecciarsi nel tessuto delle grandi e piccole trame, intervenire, in-trattenersi, in-contrarsi, incidere, dicevo, provocare incidenti. Iniziare, almeno. Altro che evasione. Avevo voglia di scrivere e, per quanto mi accorgo di avere -tutto sommato- solo sporcato malamente un sacro silenzio, ne ho ancora.

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28/12/2003

-r-

c’era: ragazze zelanti, tipi pigri rigidi, dice, c’era, rammenta, tantissima marmaglia iaculante, terribili lingue uéuéuénti, tintinnavano nostalgicamente tegami, minestre, regali, liquidi, discorsi sintatticamente tergiversi s’improvvisavano, nonni nistagmici, circonflessi sì-sì, s’impiastricciavano, novello nostrano, nordici cieràpcici, cibo bollito tostato tonnato, torbato toppato, tovaglie ieratiche, chemical alpaca, cappotti, tirate tende, decolté tedeschi chiari, ricco collier eroticamente testimoniava vampa panettonesca calliopa partenopea e accendeva vacui uì-uì u-i-merci cisposi, sirena navigata tale lei eietteva vaghi ghigni, nicchiando dovunque, u, e quelli lisciavano nocciole, leggere respiravano nove vecchie ieri risorte, te credo, domani niguarda, davanti timballi libidinosi sinuosi simpatici, ci stava valoroso sottufficialozzo zozzone nefando domestico, conosceva vari ritornelli licenziosi, siccome mellifluo uomo, mormoravano nomi misteriosi, sinonimi mistici, circospetti tipacci cibernetici, cita taluni nipponici cinesi siberiani nizzardi, dispettoso sorprendente terreo Eolo lombi bisbetico congelava, vacche chete teporose sempre restando dove v’era ragionevole letame, mezza zampogna nascosta tagliava vagabondi discorsi, silicico comunicatore replicava vabbè, benevolenti tiritere remixate teatrali liriche, cherubini, niu iuppies, esangui -r- iraniani

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24/12/2003
che avranno in comune il natale e il nasale? ovvio: il rosso.
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22/12/2003

Parole belle: viale | ferramenta | straccio | acqua | estremadura | ghiaccio | piazza | setaccio | altrimenti | tre | sale . natale? così così.

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22/12/2003
"Donna uccisa da un disabile mentale" - così recita il titolo de La Repubblica su un delitto compiuto a Pozzuoli. Che bel titolo. Finalmente un po' di cronaca pura. Pitbull e rottweiler sembrano andati in letargo, il buonismo natalizio dilaga, che noia: meno male che gira ancora qualche pazzoide. Segue dibbbattito sulla 180-bella-legge-però-certo che-forse-in effetti-mah. Peccato, mentre aspettavamo il brivido di questo signor Titolo, non aver visto mai qualche assaggino come un "Uomo ucciso da un normodotato". Troppo frequente, banale, non fa notizia. Però, in tempi di carestia ci si accontenta di bacche e insetti. O come un "Donna uccisa da un folle". Antiquato, grossolano, notiziuola. Per carità. Oppure un "Uomo ucciso da un disabile mentale". Niente affatto. Donne, vecchi, bambini: prima loro. Ma rimane il mistero: la "donna" uccisa dal "disabile mentale" era "normodotata" o "disabile mentale"? La redazione political correct non lo chiarisce. Toccherà comprare Il Mattino. Ops, scusate: Il Disabilino Mentale.

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19/12/2003

Laura è una zia simpatica, un po’ ipocondriaca ma senza far male a nessuno, dice cose leggere, intelligenti, tranquille, oppure sorride e tace. L’altro giorno, più o meno: “l’età è quella che uno sente di avere dentro†- in emendamento all’art. 'abbiamo gli anni che dimostriamo'. Il fatto cara zia è che ricorriamo ai numeri per quantificare, anche le età, e il guaio è che sono stati bocciati dalla maggioranza tutti gli emendamenti sul pur discutibile art. 'la matematica non è un'opinione', sebbene sappiamo per esempio come il 19 possa suggerire sceneggiature molto diverse tra loro. Comunque certe volte quando mi sveglio in mezzo alla notte, io mi sento un neonato. 3 di notte quando riapro gli occhi nella stanza dei figli, e torno al mondo. sempre così. La luce accesa, Tina che si addormenta dopo Ali, il quale crolla insieme al padre-pelouche, non la spegne mai: il faro tondo di una moto, trasformato in abat-jour. portava a spasso di notte una vecchia guzzi, col suo cono luminoso ad allontanare i mostri per strada. Ora tocca a quei due pisciasotto, cui basta una lampadina e il russare di un adulto per abbandonarsi senza paura al sonno. La bambina è immobile, rannicchiata sul fianco verso il faro, tutta sotto il piumino. Ali invece, come al solito, dorme supino, tra i due, faccia in su e mani in alto, alito pesante, sonno leggero. È uno zombie di notte il padre, quando recupera gli occhiali da sotto il basso divanoletto e scende, vestito, il pezzo coperto dal piumino di Ali è caldo, il culo gelato. Controlla che tutti stiano sottocoperta, spegne la luce e chiude la porta. Nell’altra stanza la Cris dorme, libro a fianco e posizione fetale come la figlia. Si somigliano sempre di più (a parte gli occhi che restano i miei e nulla al mondo li potrà cambiare, cazzo), ogni giorno che passa si scambiano qualcosa tra loro - tutto ok, in generale son cose buone e giuste, per il resto all’innocenza sulle gote sue ci credono solo lucio battisti e il papa. Stasera eravamo tutti esauriti, s’è fatta l’idiozia di prendere come pretesto un controllo medico su Ali per fare un giro per Roma, a beneficio dei nostri ospiti, intruppati in 6 dentro la macchina nel trafficaos del giovedì precedente la settimana di Natale, la peggiore dell’anno per gli asociali. A questo punto immaginatevi solo cosa scriverebbe paolo villaggio, ché per nausea non aggiungo altro. Si alza e prende dal frigo un sorso di latte per calmare l’acidità da panettone. Adesso è sveglio, lucido, fa mente locale, torna all’ordine del giorno. la fine dell’anno incombe, la maggioranza così ha deciso -numeri alla mano-, tocca pensare a pranzi regali auguri, prelevare pagare un botto in conti correnti, e cerchiamo di procurarci in tempo rauti girandolee fontane colorate, stavolta. Rottamare anno vecchio 2003, ritirare 2004 nuovo nuovo. Sai che mi piace ‘sta serie 200, è buffo quell’occhiuto doppio zero, con quel due nasuto a sinistra sembra un profilo cubista, ogni anno cambia pettinatura, segue la moda.

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16/12/2003
O ovvero elogio del bunigolo

O come Ombelico, Ovo. O come la rappresentazione del nulla integrale, del tutto, dell'inerzia e della trottola, in rotazione perpetua.
O sta alla base del blog e del mondo elettronico digitale. ovo e ombelico sono i primordi della gallina e del mondo vitale. la trottola e' al principio del movimento stellare, della civilta' della ruota e del ventilatore del vostro pc. per non parlare delle meraviglie legate alle sfere dei Globetrotters, di Maradona e di Pele' (in ord. alfabetico).
OmbelicO, uOvO, trOttOlinO : Oggetti-fulcro, centrali, ventrali, pieni di O o di 0. O rotonde od 0vali. O-nuclei, O-orbite. O-parentesi tonde con nulla dentro, o piene di tutto cio' che e' invisibile.
"O" che significano Zero, fin che qualcos'altro non interviene vicino, su di loro, dentro di loro.
Chissa' perche' il simbolo del nulla e' O, ovale-rotondo come un'oocita, ovale-rotondo come la forma fisica piu' adatta a contenere il massimo del volume per la maggior durata possibile.
Chissa' perche' il nulla, questa cosa terribilmente assoluta, e' tuttavia cosi' vulnerabile. Ci vuole poco ad alterarlo, frantumarlo, moltiplicarlo: basta una punta, un graffio, un minuscolo 1 spermatozoomorfo vagante in ambiente acquOsO, a' travers des O dans l'eau.
E chissa' poi perche' due nulla che si toccano, OO, diventano il simbolo matematico dell'infinito.
Che se lo metti in piedi a girare nel vuoto, ecco che ti sei fatto un bell' 8, l'otto palindromico su cui ruota all'infinito la parola trottola.
Ma tutto questo girare intorno allínfinito e all'assoluto non avrebbe senso, se non ci ricordassimo -ogni tanto, almeno- della nostra scadenza a termine, rappresentata dall'ombelico che ci sgancio' per breve tempo in questi ristretti confini.
Grazie ombelico. Se non ci fossi tu, cosa saremmo.
Mia nonna ti chiamava bunigolo.

e laviamocelo bene, ogni tanto.

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12/12/2003

ho un appuntamento col 31 - è un vecchio autobus nobilis, di una di quelle schiatte che conservano impettite le vetuste vetture arancioni, l’antico nome, e il percorso, che è sempre quello, lungo, vario, lentissimo velocissimo, stretto largo, tra il sopraelevato e il soffocato, anfibio, completo, olimpico, sinfonico, polimultitecnicopiroetnicoepicoeppiù, cui manca solo il giusto riconoscimento finale di una penetrazione in un qualche arco tra le mura dell’urbus - ore 14.15, esco dai fascicoli dell’ufficio politiche abitative, via dell’urbanistica, eur, comune di roma. una volta si chiamava ufficio casa, stava a lungotevere de’ cenci, tra il fatebenefratelli in mezzo al tevere e il palazzo dei fattacci incestuosi e in mezzo la povera beatrice, poco oltre il ghetto e il ministero disgrazia e giù stizza, e lordine dei giornalisti. Il 31 è puntuale, col suo solito quarto d’ora accademico di ritardo, altezzoso e sgangherato, mentre decolla sulla magliana cerco di spazzolarmi via briciole appiccicose di nomi e di numeri. due sette zero quattro cinque. papà esiste questo numero?, mi hai chiesto dall’alto dei tuoi quasi 8 anni, mostrandomi quel timido ventisettemilaquarantacinque, appena nato, che tremolava per il freddo sul bianco foglio a quadretti. certo che esiste. e mi sono sorpreso a constatare per la 1. volta, prima di archiviarla nell’apposito n-fascicolo, la verità certa che qualunque numero tu possa inventare, fantasticare, immaginare, sognare, desiderare, volere, sperare, incontrare per caso, è possibile. non solo. esiste e consiste, con tutte le sue peculiarità di forma, colore, contenuto, nel momento stesso in cui tu lo pensi e lo scrivi. qualunque numero, anche il più assurdo, il più contorto, il più improbabile: da qualche parte esiste, o è pronto ad esistere. Il che - devo ammettere - dà una certa speranza, se si pensa ai seimiliardierotti di individui che ci circondano, bambina mia. (o un certo terrore, direbbe il tuo babbo tra sé)

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04/12/2003

naturlalmente

vabbe', e nessuno e' perfetto, e ogni file e' bello a url sua, e poi noi l'arco, lui la freccia, vada come vada. vadi dotto' vadi, eco te absolvo. vai, ma veloce pero'

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metaurlant

(vorrei sapere come ci rimane l'inventore dell'ecografo, umberto. chissa' lui come li vede i file suoi, appena usciti, caldi caldi)

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furlibond

lo pensavo diverso, sullo schermo dell'ecografo pareva proprio bellino, e invece. non mi somiglia per niente

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prime curle

tagliato, pulito, letto. quant'e' bbello 'o file mio. un corpo 10 e lode. pero'...

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annunciazio'

il file e' nato... presto, una copertina

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url di pre-giuoia

sto aspettando un file

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02/12/2003

Lo Studio Legale di Cesare Previti, due giorni fa, per conto di Mediaset ha querelato Sabina Guzzanti, la RAI e i responsabili del programma Raiot. Stefano Previti e Pieremilio Sammarco, entrambi dello Studio Legale Previti, hanno richiesto un risarcimento di 20.000.000 euro, a causa di una presunta diffamazione di Mediaset, societa` di Berlusconi.

Conosco personalmente "Petit", Stefano Previti, abbiamo un amico in comune. Pur se Stefano e' da sempre tifoso della Lazio, abbonato all'Olimpico come il padre Cesare, anche se si laureo' in Giurisprudenza, come il padre, non avrei mai scommesso che seguisse del tutto le orme del padre. Era un tipo intelligente, nervoso, riflessivo. Sicuramente lo e' ancora, ma non lo vedo da un pezzo. La conoscenza in comune si e' trasferita da anni all'estero. Questa notizia aggiunge una risposta ad un mio antico interrogativo: "come e' possibile che i ventenni di oggi diventino come certi loro genitori?".

Pieremilio Sammarco dello Studio Previti non lo conosco, ma conosco di vista, in quanto clienti occasionali di una libreria che frequentavo abitualmente circa dieci anni fa, suo fratello Alessandro e suo padre Carlo. Alessandro Sammarco, basso ma palestrato, aria spocchiosa e indole insofferente, ha difeso e difende Cesare Previti nei processi in cui e' implicato. Il genitore Carlo Sammarco, piu' basso e assai miope, voce bassa e vellutata, ex-Presidente della Corte d'Appello di Roma, subi' a suo tempo alcune inchieste a margine di processi in cui era implicato Silvio Berlusconi.

Tutto questo per dire che se incontrero' ancora questi signori (se li riconoscero'), avro' nuovi motivi per guardarli dall'alto: e non perche' nel frattempo io sia cresciuto ancora.

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