*Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C'e' sfuggito allora, ma non importa: domani andremo piu' in fretta, allungheremo di piu' le braccia... cosi' continuiamo a remare* -FSF-.
Avevo voglia di scaricarmi, di alleggerirmi di parole pesanti, fastidiose, diciamo pure vuote. Avevo voglia di infierire sul gia' troppo vuoto di questo spazio bianco, eternamente immacolato, pulito, accogliente e disponibile, visto da lontano, che se lo vedi da vicino, pagina per pagina, e' invece insopportabilmente pieno, soffocante, folle. Avevo voglia di scriverci su, insomma. Qualunque vanita', non importa quanto vacua e insignificante. Il solo gesto di digitare, di premere su tasti che obbedienti rimbalzano, lasciare una traccia, un graffito, gia' solo questo fatto, di interrompere il brusio opprimente del vuoto silenzioso, o del troppo rumoroso, fa bene, certe volte. Come la valvola di sicurezza di una pentola a pressione, la scrittura e' utile. Fa bene. Anche scrivere stupidaggini, sulla scoperta dell'acqua calda, scrivere fuffa, rimasticare aria fritta: che' avviene qualcosa, qualcosa di buono. Gia' mi basta che si riscaldino i muscoli, se non le mie pur scarse sinapsi, perlomeno quelli dei polpastrelli, ecco questo piccolo avvenimento vale per qualche minuto ad allontanare le nebbie opprimenti dello stare in mezzo alla realta' oggettiva, inquinata da arroganti marmitte esogene, dalla puzza di problemi complicati, spiacevolmente imposti da ogni direzione alle mie deboli ridicole capacita' analitiche. Ci si rifugia chiudendosi/aprendosi nella scrittura cynar, non importa quale, scaricando segnali, nello scarabocchio, nello schizzo, nel disegnino geometrico sui fogli a quadretti, insomma incidendo, e con sollievo tanto maggiore ne abuso, quanto piu' la realta' in quel momento e' diventata troppo piena, o troppo vuota, comunque troppo estranea. Scrivo da dilettante, lo so, il che pero' significa per diletto, e divertirsi non e' cosa da poco, almeno per me. Non solo e non tanto per sfuggire alla realta'. Anzi, in fondo, a tempo perso (perso?) si scrive come si decide un tuffo in un mare su cui solitamente galleggiamo pigri, immobili; scrivere puo' significare remare con le dita secondo oppure contro correnti che di norma ci trascinano, noi passivi, alla deriva prevista; scrivere come interferire nel gioco delle maree-cause di forza maggiore, intrecciarsi nel tessuto delle grandi e piccole trame, intervenire, in-trattenersi, in-contrarsi, incidere, dicevo, provocare incidenti. Iniziare, almeno. Altro che evasione. Avevo voglia di scrivere e, per quanto mi accorgo di avere -tutto sommato- solo sporcato malamente un sacro silenzio, ne ho ancora.