1. Al che, lasciato il nano prima la nana poi ai portoni d’ingresso delle scuole, in ritardo come al solito, arriva alla stazioncina e si mette ad aspettare il treno per Roma, in ritardo come al solito. Eccolo al bar, che prende il terzo caffè, di cui non ha estremo bisogno ma che con la richiesta di un bicchier d’acqua serve a confermare un feeling unilaterale con la barista polacca, che tuttavia non grugnisce e non prende quella del rubinetto bensì s’inchina con grazia e versa la minerale del frigo, e poi sorride radiosa al buonagiornata, anche se in ritardo, come al solito. Ora esce, fa due passi e si ferma a due metri dall’edicolante, una sempre imbacuccata, anche d’estate, una ragazza triste come il freddo, e ‘gnorante come la fame, sempre meno di suo padre che trovi il pomeriggio, quando poi fa meno freddo, ma forse più fame. Trincerata dietro centinaia di copertine lucide schierate a testuggine, la piccola vedetta imbottita si vede adesso passare in rassegna le truppe, lentamente, e dopo un minuto di quello sguardo tra il vago e il non ti cago già crede di averla fatta franca e di poter tornare all’sms di pippo, quando improvvisamente il pazzoide le spara tra le orecchie, mentre sta per arrivare il treno: “lunità-anzinò-oggièlunedì-larepubblica, per favore. èuscitaL’Ortica?”. occhei, pensa lei, er tipo oggi sta normale, gnente allegati strani, cià puro l’euro spiccio, l’ortica è aggratis. Entra il treno in stazione, lui fa appena in tempo a dare un’occhiata alle prime pagine, lei si stringe sull’sms aggrappata a pippo, nello sciarpone avvoltolato infila un’ms. Al che, lui sale e passa in rassegna le schiere compatte allineate di fronti e nuche stanche, ancora stanche, già stanche.
2. Alla stazione Roma Trastevere ci sono un sacco di cicche tra le rotaie del binario 3, molto più che tra quelle del 2; l’1 e gli altri al confronto fanno pena. Migliaia di cicche, strati di generazioni di mozziconi di sigarette e sigari di tutti i tipi che si macerano nel pietrisco marrone tra le traversine del 3. Sul 3 passano i treni diretti a Roma Ostiense, sul 2 quelli in direzione contraria, diretti a Civitavecchia Grosseto Pisa, sull’1- il più vicino all’entrata - si va invece a Roma Termini. Aspettando sulla stessa banchina di quelli del 3, i viaggiatori del 2 diretti fuori Roma, verso il mare e verso il nord, sanno che si lasceranno alle spalle Viale Trastevere, la metropoli viva enorme eterna, il lavoro, le luci, il trantran, le vecchie e nuove avventure, e fumandosi ‘sto mondo e quell’altro volgendo le terga alla stazione buttano poi la cicca sul binario 3, come una miccia, in direzione nord-ovest-tramonto-mare. E’ solo un’ipotesi.
3. Spett.le Direttore,
da abituale lettore de L’Ortica mi dispiace dirLe che avrei fatto meglio a non prendere in mano il numero del 9 gennaio. Un’Ortica distratta, fumosa, confusionaria. Non mi riferisco allo scivolone di p.3, dove il servizio sul nuovo Pronto Soccorso annunciato nel titolo e in copertina (qualcuno dirà che la foto di Storace ha portato sfortuna) è sparito, sostituito da un resoconto sull’ordine pubblico (qualcun altro farà un collegamento con le turbolenze giovanili di Storace). No, quello è stato solo un vistoso errore tipografico.
Ben più grave è la leggerezza con cui avete pubblicato a pagina 1 e 2 un articolo, a firma Loredana Cherubini, in cui – commentando la presentazione di un libro – si parla dei “ragazzi” fascisti di Salò come di “esempi di lucidità, di coerenza, di umanità, di coraggio”, come di eroi e modelli pari a quelli della Grande Guerra etc.
Nelle prime due pagine di un organo di stampa non càpita spesso di trovare la recensione ad un libro presentato nella sezione di un partito politico: di solito, tanta evidenza è destinata da un giornale a notizie più stringenti, a cronache più clamorose.
Ma soprattutto, non era mai successo che L’Ortica si riducesse a megafono acritico in mano a personaggi così tristi e nefasti, per la storia del nostro Paese.
Su qualsiasi tema un giornale ha il diritto e, diciamo pure, il dovere di dare spazio ad ogni voce, compresa quella di individui fanatici che, fedeli al dittatore Mussolini e seguendolo fino all’ultimo, trascinarono l’Italia al periodo più vergognoso e luttuoso della sua storia. Non mi scandalizza dunque leggere, in corsivo e tra virgolette, qualunque opinione. Altro conto è assistere, su un giornale neutrale come L’Ortica, alle esibizioni apologetiche della signora Loredana Cherubini, che lungi dal fare giornalismo super partes si abbandona in prima persona a difendere ed esaltare fascismi vecchi e nuovi.
Nel merito del libro presentato negli umidi locali di Alleanza Nazionale, una giornalista, voglio dire una vera, Simonetta Fiori, il giorno 10 ottobre 2003 pubblicò su un quotidiano romano un’intervista a Giampaolo Pansa. Eccone un estratto:
S.F.: Come spiega tanta violenza?
G.P.: "Intanto fu una reazione istintiva alla spietatezza degli occupatori nazisti e dei fascisti collaborazionisti. Non a caso tanto più feroce era stata l'azione di tedeschi e repubblichini, quanto più cruenta fu la ribellione. Senza contare le vendette personali: dietro molte esecuzioni, c'era una resa dei conti privata".
Riflettiamoci su. Per non dimenticare, davvero.
Tanto Le dovevo, con i più cordiali saluti.
4. Al che, come al solito in ritardo, torna a casa, pensa se si dice arteriosclerosi o arterosclerosi o aterosclerosi, e dove dovrebbe andare poi l'accento.