*continuo a divertirmi: ecco perché gioco ancora. G. Zola, 38 anni 
*continuo a divertirmi: ecco perché gioco ancora. G. Zola, 38 anni 
al, non ICE che sia il caso, il caos o cos’altro non so, ma ci è andata così, caro al. uscivamo dall’ospedale, proprio di fronte al quale c’è una rosticceria fumante, e la pioggia era fredda e l’ora tarda, quelle giuste per una pizza calda, entrare prendere e fuggire, con tanti saluti ad oscar figlietto della pizzettara, visto che ce lo ha voluto presentare per il modico prezzo di due euri, ed è solo per questo, dunque non per caso eccetera ma precisamente per oscar, che arrivati alla stazione Gemelli abbiamo lisciato di dieci secondi il trenino delle 19.40, puntuale, e dovuto aspettare quello dopo delle 19.55, in ritardo, e siamo scesi a San Pietro in tempo per vederci partire sotto il naso la coincidenza delle 20, in leggero ritardo, che ci avrebbe condotto verso il meritato riposo, e dopo una bevuta alla fontanella entrati in sala d’aspetto abbiamo beccato quei due ferrovieri, non artisti: ferrovieri, che aspettavano guarda oscar il nostro stesso treno, e questo l’abbiamo saputo perché ce l’hanno detto loro, dopo averci riconosciuto con qualche esitazione, dovuta alle palpebre pesanti e all’effetto catarifrangente della tua combinazione capelli/occhi, così stridente in rapporto alla mia, caro al, nonché al fatto che erano passati circa due anni da quella performance da rolf a Galgata, e dunque ci siamo fatti una chiacchierata, quattro capelli bianchi in più e tre succhi di frutta loro, due alla pera e uno all’albicocca, più una schiacciata ai ciccioli da Rosignano a/r, ottima direi, visto che la pizza della madre di oscar era buona ma poca, caro al, e visto che te ne ho gentilmente sottratta la maggior parte, insieme al succo, e il succo è che loro ci hanno salvato serata e risata, anche in treno dove ci hanno trascinato in prima classe, sono ferrovieri, non artisti, in compagnia delle loro sagome di legno, ché avevano appena smontato la mostra: ferrovieri, anche se non mi stupirei se li sapessi più scannati di noi, a finire la chiacchiera tra poltrone morbide e l’aria condizionata doc e i finestrini che là in prima si possono ancora aprire a piacimento, che tra poco è primavera, a conferma che davvero non tutti i mali vengon per nuocere, nemmeno quello del nonno, perfino, e che nulla succede per oscar, se pensi insomma che ieri non altrove né altrimentri, ma in quel mentre e a san pietro abbiamo ritrovato i fantastici santini del prete
Al paese mio, che sta su una collina, temporali tempeste e boati molesti esplodon soltanto nel cuor della notte, tambureggiano lampeggiano forte scuotendo finestre, e trasformano i sogni normali in strane visioni mutando versioni, ad esempio sognavo sanrem ed ecco che bom
bom bom bom se sei triste
se cerchi l’al-legria
prova a scacciare la malin-co-nia
vieni da me
t’insegnero’
la ballata della feli-ci-ta’
bom bom bom
batti le ali
muovi le antenne
dammi le tue zam-pi-ne
un volo di qua
un volo di la’
oh che feli-ci-ta’
bom bom bom
e piu’ sonno non presi, ma tutto passa, tutto
Gli dèi le cercano tutte per divertirsi, e quindi può capitarci anche questo: di incontrare (per caso, direbbe l’ateo), nella realtà tangibile e calpestabile di un treno regionale sonno/lento (mezz’ora di ritardo) per civitavecchia, un personaggio squisitamente virtuale. Squisitamente, perché trattasi di personaggio femminile assai gustoso, per come scrive. Virtuale, perché scrive su forum e blog, seppur aziendali, e in questa sola veste noi lo conoscemmo. Lo strano effetto di scoprire la maschera dello schermo sotto il volto reale, questo voleva essere il tema del post. Chissà quante volte incrociamo visi anonimi di cui sappiamo solo cose intime, anche profonde, cose come lo stile di scrittura, il timbro della voce, la scelta di una scaletta musicale, e magari stanno nel nostro stesso scompartimento, parlando a voce alta con un vicino. Cortocircuiti rischiosissimi. Qualche reale potrebbe riconoscere qualcun altro virtuale. Potrebbe succedere anche a voi, nel ruolo del riconosciuto, e potrebbe essere molto imbarazzante. Nella fattispecie, ella (con la sua ciarliera amica) ebbe la fortuna di imbattersi in un riconoscente dilettante, scialacquatore di occasioni propizie, che per giunta si palesò banalmente, autocertificandosi, una volta scoperto l'arcano. Ma se al posto di un al miratore decadente fosse stato - che so - un suo velenoso collega? O l'aspirante amante del suo futuro marito? O il suo nuovo direttore? O un internauta pazzoide allergico alle sarde?
Cornelia & Flaminio
“Vuoi guadagnare restando a casa? Chiedimi come”, sta scritto bello chiaro, riga nera e riga rossa in maiuscolo su fondo bianco, in quella spillona appesa a quel grosso seno destro. Massima visibilità, nel vagone della metro tutti l’abbiamo letto e ci abbiamo pensato su, almeno per qualche secondo. precari disoccupati barboni, impiegati rappresentanti abbonati con tessera annuale. Sta là dalla fermata di Cornelia, seduta con la sua patacca proprio di fronte a me, le grosse cosce accavallate, un gran pezzo di signora. Non so, diciamo un 45-50 anni per una quintalata sicura, to’, stivaletti serpentati esclusi. L’aria tranquilla, normale, rilassata, l’occhio bonario, come se fosse stata a casa sua in quel momento, a guadagnare o a guardare pippo baudo, i capelli molto gialli, un filo di perle finte. Emana un profumo dolce di tiepide case, di cipolla e di sedano, di docciaschiuma, di forno caldo e di ferro da stiro. noi dannati della folla, pur abituati a tutto, siamo sorpresi, quasi imbarazzati per lei. Forse è davvero un angelo misericordioso venuto a salvarci, e lo trascuriamo affondando ciechi nel nostro fango. Tra Ottaviano e Flaminio un posto a fianco a me resta vuoto, poi un distinto signore s’avvicina, con una certa riluttanza, lo spolvera col taglio della mano e lo occupa. E’ di mezza età, porta una giacca di tweed sopra la cravatta di lana fine, e sul risvolto una grande spilla, anche lui. “5 chili in 10 giorni. Vuoi perdere peso? Chiedimi come”. I due si guardano, mentre io scendo.
Mensch ärgere dich nicht, giocano loro. Non t'arrabbiare, giochiamo noi. Auah! urlano loro. Aiah! urliamo noi. L'approccio al problema ci divide, l'esperienza condivisa ci unisce. In fondo siamo tutti uguali, lo ammetto, ma solo nel fondo del fondo del fondo del fondo del fondo del fondo.
La Valentina in visita all'Unità Coronarica non era prevista, nemmeno oggi, essendo colà vietato l'accesso ai bambini. Ma gli imprevisti sono il sale della vita, dicono, comunque ignara di citazioni e regolamenti quella faccia tosta è entrata di corsa, ha battuto un colpo, tana libera tutti in corridoio ed è scappata, respinta inseguita dai gendarmi in camice. Pensavano di aver vinto. Ma subito dopo il gran cuore del piccolo Al ha fatto di meglio: registrate le incertezze della sorella è andato in meta con rapidissima azione personale, saltando ridendo eccitato a zigzag da una stanza all'altra, le telecamere stupefatte. Urla isteriche dei difensori avversari umiliati, mentre il pH di qualche vecchio improvvisamente migliorava.
No - bisognava fermarli – Che fanno – , dovevo salvarli, erano lì in treno, a fianco a me, davanti a me, non si poteva far finta di niente – Cosa stanno facendo!?! - li guardo, li supplico, ora me ne rendo conto, prima con le sopracciglia, poi con gli occhi – ah, quell’anello d’argento, cesellato, sulla mano destra di lei, le lunghe dita lisce le unghie, finissimo lavoro di chissà quante generazioni, lei così giovane, così elegante nella sua vera piuma d’oca, così confusa, rassegnata ma fiduciosa in lui, cieca nel voler fare e in fretta la cosa giusta, troppo sicura, o troppo bruttina – Cretina! Stà ferma! – e quello sguardo svogliato di lui, rassicurante, sazio, troppo, affidabile, tranquillo, stanco, spento nel suo completo, così grigio, la cravatta gialla a guinzaglio, le scarpe volgari, nuove, marroni chiare come la 24 ore di vitello – Tu non la ami, stronzo! – e recitavano perfetti il copione, a memoria, o in caso a braccio - Ma non vi amate! No! - mentre il treno correva, e la fermata successiva era la mia, e nel vedere tutto questo e quel che sarebbe seguito, senza che potessi più salvarli, le parole (Scusate) (Perché) (Aspettate) (Basta) (Pazzi) (Imbecilli) (Aiuto) si accalcavano accavallavano l'una sull’altra in gola, tra le tempie e i denti serrati, e nessuna riusciva a liberarsi – sì, fidanzati, impacchettati, ma ancora si poteva fare in tempo – No! – pronti a gettarsi insieme – NO! – mano nella mano, giù, salotto doppi servizi mutuo distacco, tutto compreso – NO! - dovevo agire subito – ora – pena il rimorso, quello peggiore, del vile pentito - dovevo provarci – scuotermi, muovermi - vincere l’orrore – agire – in quel momento, mentre si guardano, come previsto, vittima e carnefice, reciproci, a un passo dal precipizio di un altro terribile convenuto e conveniente baciNOOOOOOOOOOOOOOOOOO! – e il fischio dei freni. Questo è quel che ricordo. nient’altro, commissario.
48 ore chiusi in una stanza, di tutto, di più, di meglio ancora. pausa, finalmente. Lui: testa sul cuscino, mano destra sotto la testa, la sinistra che scrolla una sigaretta. Lei, nuca sul petto di lui, guarda lontano, oltre il soffitto: - Amo', ce penso da un bel po', se nun sarebbe ora de sposasse -. pausa, attesa. Lui, riflette serio, schiaccia la cicca nel posacenere, tenero l'accarezza: - Sì gioia, ma chi ce prenne a noi -.
Il tipo alto aspetta sul marciapiede, davanti al supermercato, dove c’è la fermata dell’autobus. Ha un montgomery grigio senza cappuccio, le mani restano calde nelle larghe tasche. Fa freddo. Gironzola, sbuffa nuvolette di fiato, qualche passo avanti, qualche indietro, studia le vetrine, scruta in fondo alla strada le macchine che vengono e vanno. Potrebbe far passare il tempo leggendo, come al solito nei tempi morti, ma ora preferisce guardarsi intorno. Alla fermata c’è solo lui, all’inizio. La prima che arriva, è una donna con due buste piene di spesa, e un cappotto bianco latte. Si ferma a un metro dal palo e posa le borse, stanca, girata in direzione del bus che verrà. Non cambierà posizione, bianca e granitica sul ciglio del marciapiede, come una pietra miliare. Poi arriva un signore, in trench e cappello, un vecchio borsalino. Mentre aspetta fuma nervoso, e spegne le cicche schiacciandole col mocassino marrone scuro, consumato, rugoso ma lucido e sorridente. Il tipo col montgomery continua a gironzolare, a guardare le vetrine del supermercato, e la strada. Si avvicina un venditore ambulante, sulle spalle un’enorme sacca di plastica azzurra, che atterra non lontano dalle borse della signora col cappotto bianco. -telefonata- urgenza -continua-
-- ecco la pinetina, ci fermiamo qua, non c’è nessuno. che bel mare. dopo la tempesta ha il colore dei suoi oc, mbpf. ops, gli occhiali. ma che fretta, io penso alla poesia e lei, be'. incredibile. così impulsiva, egocentrica. fantastica. ehehe, mi fa il solletico. aspetta, prima copro un po' i vetri coi giornali. aiutami, ecco. bene. non si sa mai, i vigili maniaci, i guardoni invidiosi, e poi qua mi conoscono. no che c'entra, magari. è che d'estate vado sempre tra quei due stabilimenti, con tutta la truppa, e vualà. fatto. l'auto è una stanza, il soffitto viola, suona un'armonica, ti sembra un organo ettecredo eh ahah. non è piaciuta, come non detto. come che ho detto. ah, non ha sentito. meglio così. allò? pronto? ma che sta affà. lo sapevo, ci ripensa, se ne vuole andare. no. un articolo che le interessa. meno male. legge. proprio adesso, qui, così. egoista, impulsiva. adorabile. e io qui di guardarla non mi stanco. mi farà impazzire. che? no, non lo leggo mai, francesco merlo. di quand'è, ah dell'altro ieri. ma che le frega di merlo, trombone insopportabile al corriere, ancora più finto su repubblica. non risponde, si volta, sì. ah, i suoi occhi verderame. verdemare. quel taglio, quello sguardo. ma dove guarda, ora. s'è fissata sul mio finestrino, sul fondo di furio colombo. sì, l'ho letto. quello di tre giorni fa. non mi piace 'sta polemica col riformista, dice. proprio ora, con tutto il casino che già stanno facendo per le liste. certo, giusto. ma pensiamo ad altro, dico. no? eh? no. manco per niente. non è affatto d'accordo. anzi, per lei stavolta merlo la canta giusta e quello di colombo che fa il galletto è un canto del cigno e io penso solo all'uccello, e stremisti ottusi con la paura di invecchiare, e comunismo malattia senile del riformismo, e se perdiamo le europee sappiamo chi ringraziare, e siamo al punto che per cacciare berlusconi dobbiamo sperare in fini, e. sguscia e se ne va sbattendo la portiera, così, impulsiva, e gol. scatto sulla destra mezza girata al volo e via. imprendibile. il suo profumo tra l'odore dei miei giornali. da domani si viaggia col corriere dello sport.