31/05/2004

clic^il quattro giugno george bush viene in visita a roma^clic

georg busc. busc che in inglese significa cescpuglio, l'ho sentito in tivu'. sara'. se lo dici tu. busc. a me invece me fa pensa' a bùcio, bucìa. a biscia, buciardo. buscemi, buscetta, buscio'. busc caglione, burlesc coni. buscta de plasctica. si', co' la sc come sctrunz, scplasc, scio'. giorgio cescpuglio. hai capito. che? pre-si-de-nte dei sctatiuniti? ma che dici. ma vattene, va'.

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31/05/2004

Aldrin – Va bene, l’interruttore del circuito tv è inserito. Riceviamo forte e chiaro.

 

Houston – Gente, abbiamo un’immagine sulla tv.

 

Aldrin – Avete una buona immagine, eh?

 

Houston – E’ molto contrastata ora ed è capovolta, ma possiamo vedere molti dettagli.

 

Aldrin – Ok, verificate la posizione e il diaframma della telecamera.

 

Houston – Aspetta. Ok, Neil, possiamo vederti scendere dalla scaletta.

 

Armstrong – Ok, ho appena controllato. Sono tornato indietro dopo il primo gradino, Buzz non si è nemmeno piegato molto, ma è sufficiente per tornare su.

 

Houston – Va bene, ti registriamo.

 

Armstrong – Occorre un piccolo salto.

 

Houston – Buzz, qui Houston. Diaframma 2 1/160 di secondo per le fotografie all’ombra con la cinepresa.

 

Aldrin [Buzz] – Ok.

 

Armstrong – Sono ai piedi della scala. I piedi del Lem sono affondati nella superficie soltanto di 3 o 4 centimetri circa. Benché la superficie sembri essere di grana molto fine, come uno si avvicina… è quasi come una polvere. Qui e là, è molto fine. Sto per scendere dal Lem. E’ un piccolo passo per l’uomo, ma un salto da gigante per l’umanità. Come la, la superficie è molto fine e polverosa! Posso, posso raccoglierla abbastanza bene col mio tacco. Aderisce in sottili strati alla suola e ai lati dei miei stivali come polvere di carbone. Affondo solo per una frazione di centimetro, forse per 8 millimetri. Ma posso vedere le impronte dei miei stivali e i passi nelle sottili particelle sabbiose.

 

Houston – Neil, qui Houston. Ti registriamo.

 

Armstrong – Non sembra che ci sia difficoltà nel muoversi qui intorno, come pensavamo. E’ forse anche più facile delle prove a un sesto di gravità che abbiamo eseguito nei simulatori a terra. Non c’è effettivamente alcun problema nel camminare. Il razzo di discesa non ha scavato alcun cratere. E’ circa a 30 centimetri dal suolo. Siamo essenzialmente in un posto molto piatto, qui. Posso vedere qualche segno di raggi che partono dal razzo di discesa, ma in quantità insignificante. Ok, Buzz, siamo pronti a tirar giù la telecamera.

 

Aldrin – Sono pronto. Penso che tutto sia a posto e in buona forma. Ok, ok? Ok, dovrai mollare completamente la carrucola. Sembra che venga fuori bene e senza difficoltà.

 

Armstrong – Ok, è molto scuro qui all’ombra e mi è un po’ difficile vedere se ho un buon appoggio. Mi sposterò verso la zona illuminata dal sole senza guardare direttamente il sole.

 

Aldrin – Ok, è teso ora.

 

 

dedicato ad Enrico Albertosi

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30/05/2004
Al

 

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28/05/2004

quando il cagliari vinse il campionato 1969-70, l'uomo aveva appena acchiappato la luna, il sole era piu' vicino e caldo e tutto ci sembrava possibile. ottimisti e coraggiosi, eravamo una superpotenza riconosciuta, padroni del mondo condominiale. decidevamo noi quando e cosa dovessero trasmettere i citofoni, sgonfiavamo le gomme e i palloni dei nemici con equita' e giustizia, andavamo a scuola a piedi da soli, e lungo quei milletrecento metri potevamo prenderci la solita pizza bianca dal panettiere, ma siccome la fortuna aiuta gli audaci quella rossa calda non era ancora finita e quella ci compravamo.

tutto era chiaro. gli unici dubbi riguardavano le priorita' da assegnare in agenda. girare il mondo in ferrari o in porsche? prima verso ovest, o verso est? scalare l'everest, senza aver esplorato la fossa delle marianne? a proposito: conquistare prima le rosse, le bionde o le more? spendere i soldi in pizza, in figurine o in diabolik? in quel periodo aureo il futuro non ci preoccupava, non era una cosa seria, e comunque non era affar nostro. semplicemente non ci pensavamo, assorbiti nella gestione del presente. eppure, per chissa' quale moto involontario del subconscio, fu proprio allora che elaborammo infallibili piani d’emergenza nella subdirectory

 

fare soldi, tanti facili e subito.

 

ne riportiamo alcuni di seguito - perche' gli anni passano e ora siamo meno egoisti di allora.

 

^ copertura fughe. fabrizio vuole la liberta', vada dove vuole, all’ora stabilita noi telefoniamo ai genitori di fabrizio dicendo che sta a casa nostra, in quel momento non possiamo passarlo perche' sta facendo la cacca puzzolente in bagno, poi si stacca il telefono. fabrizio paga in anticipo.

 

^ ruota. bicitaxi per compagni di scuola ricchi e pigri, utilizzando una carrozzella-sidecar di nostro brevetto.

 

^ ruota della fortuna. continuare a giocare le quattro colonne totocalcio fisse che il signor lucio giocava ogni settimana, sempre le stesse, prima di andarsene senza aver mai fatto tredici ne' dodici. il signor lucio era molto simpatico e aveva sempre ragione, prima o poi.

 

^ ambulante treno. girare tra i vagoni con un carrellino/bazaar pieno di tutteccose, ma lasciando in evidenza: fumetti, frutta secca, santini fregati in chiesa, saponette e shampoo formato mignon fregati negli alberghi.

 

^ ambulante stadio. vendere all’uscita della curva sud (nord) bandiere sciarpe fazzoletti calzini e ombrelli coi colori della squadra vincente, se e' quella di casa. se e' l'altra, bibite e gelati a prezzo politico.

 

^ posto fisso. al capolinea di un bus che sara' strapieno gia' alla terza fermata, occupare un posto a sedere invidiabile e liberarlo oculatamente. “prego signora, vuole sedersi?”. “grazie figliolo, molto gentile”. “cento lire, grazie a lei signora”.

 

^ congrua mancia. offrire ghirlande di fiori d'oleandro e margherite, fatte a mano gratis dalla sorella, ai turisti americani che escono dall’aeroporto di fiumicino. porgere il palmo aperto con un sorrisone minaccioso.

 

^ porta a porta. scrivere, pubblicare e distribuire in proprio un libro dal titolo Il piccolo fiammiferaio, testo a piacere ma da piangere.

 

^ ricatto. una miniera: peccati e distrazioni di fratelli, sorelle, genitori, nonni, e via accelerando a macchia d’olio.

 

^ riscatto. hai visto il mio orologio cosi' e cosi'? - era tuo? si', l’ho trovato per terra, l’ho venduto a un amico -. quanto t'ha dato? - eccetera

hai visto angelina?, hai visto i miei occhiali? - dipende, eccetera

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26/05/2004

Dieci anni fa ci salutava Robert Doisneau, uno dei fotografi piu' saccheggiati dall’industria delle cartoline e dei calendari da tavolo. Per intenderci, quello di Picasso con le dita di pane sul tavolo, quello del bacio perugina all'Hotel de Ville, che non e' questo, ma che abbiamo gia' spiato tante volte, spiazzati come il tipo con basco e occhiali dietro la coppia.

Doisneau fu l'ideologo ufficiale della Parigi del dopoguerra, in un certo senso. La sua contagiosa idea della vita, o meglio della vitalita' parigina, fissata in migliaia di immagini e diffusa da Vogue, dalla Renault, dall'agenzia Rapho fu adottata come la migliore a rappresentare l'esprit della ricostruzione nazionale dopo la mortificante occupazione tedesca. I francesi ritrovarono dignita' e coesione anche attraverso la gentile candid camera di un parigino di periferia che conosceva bene la forza e le debolezze della capitale, e che col suo sguardo obliquo seppe divertirsi divertendo. L'abilita' di Doisneau fu quella di aver usato ogni mezzo, senza mai abusarne: la tecnica, l'improvvisazione, le amicizie del centro intellettuale e quelle suburbane, la coincidenza casuale o calcolata, la complicita' dei passanti, l'ironia, la caricatura - per dare forma alla sua fertile immagin/azione. I miracoli non si ripetono, non tanto per incapacita' del mago quanto perche' cambiano i gusti del pubblico; per esempio, quando Doisneau e il maggio '68 s'incontrarono, alzarono entrambi il sopracciglio salutandosi appena, diffidenti come due francesi sazi, gelosi, e ciascuno si tenne ben stretta sottobraccio la propria idea di felicita', di solidarieta', di adattamento alla vita. Tra loro, il maggior punto di contatto virtuale fu forse proprio la celebre foto del Bacio, bon voila', fissato stranamente in una scenografia sfocata, in movimento; soluzione rara per Doisneau, abituato a curare come un incisore ogni minimo particolare del quadro. Dopo gli anni cinquanta, i visi dei parigini cambiarono e le sue foto pure. Li guardo' meno negli occhi, come se faticasse a riconoscerli, a riconoscersi in loro. Chissa' come avrebbe interpretato la Parigi di oggi multietnica e ipertecnologica, cosi' incasinata e incasellata.

 

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24/05/2004

ritorno

all’aria sospesa della Basilica di Massenzio, la sera quando si fa notte. L’aria esausta del cielo notturno visto dal foro romano. Grossi scogli di storia corrosa fanno velo alla frenesia del traffico, di cui si sente appena il rombo. Come allora, una falce affilata di luna, Venere, alcune stelle. Venti, ventisett’anni. Ne avevo sedici, allora, la prima volta. Sara’ per questo che trovo tutto piu’ piccolo, compresi gli addetti alla distribuzione dei biglietti, e le loro divise. O perche’ allora le sedie erano fredde e dure, di ferro, e il cinema epico, i gruppi seriosi, presuntuosi, gli area, gli henry cow, gli etron fou del ’77.

L’aria appesa della Basilica di Massenzio. Poi si muove, arriva un uomo che porta una pagina. E’ Remo Girone, e da’ voce a un testo. L’aria viene percorsa da una vibrazione amplificata. Segni scritti che diventano suoni. La voce, malferma, intona Rosamunda. Il libro da cui e’ tratto il testo inizia cosi’, infatti, con quella canzone. L’attore non e’ un cantante: Rosamunda e’ letta/cantata nel modo giusto, stonata ma calda, come nella memoria del protagonista del romanzo. Il testo decolla, una parola dopo l’altra, una riga dopo l’altra. Poi l’attore termina di leggere, e il pubblico applaude. Pero’ il testo non finisce, vibra ancora, volteggia nell’aria del palcoscenico.

Arriva un altro uomo, con un’altra pagina. E’ un musicista, e legge note di una partitura. La sua bocca sono le sue mani, la sua voce e’ l’orchestra d’archi che segue le mani, di fronte a lui. Il musicista raccontera’ due storie. La seconda parla di strade, di ritmi e di arie di questa citta’, e di questo tempo. Il pubblico si chiede quando invecchiera' Ennio Morricone.

Un terzo uomo, sul palco: lo scrittore. Lui traduce in suono, oltre che le parole che ha scritto, la memoria che le ha ispirate: quella del protagonista del romanzo. Lo scrittore legge due lettere scritte da lui. Una, al protagonista del suo libro. Forse e’ un autore in debito con il suo personaggio, il debito gli pesa, e vuole liberarsene, correttamente. L’altra e’ una lettera che parla di un amico, vero o fittizio, di una carnosa signora Fleischanderl, pensioni, ritiri in campagna, attraversamenti del tempo, misurazione del tempo, vanita’ della misurazione del tempo, invenzioni di maestri orologiai per attraversare le leggi del tempo e della gravita', poeti di lingua portoghese. Qualcuno si e’ commosso: chi a sentire la parola Tourbillon, ricordando vecchie rosamunde francesi, chi a sentire le parole di Drummond de Andrade.

Lo spettacolo e’ finito, l’aria torna ferma serena eterna alla Basilica di Massenzio.

 

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21/05/2004

Antonio Tabucchi, da Tristano muore:

...Sai, a conti fatti, della vita è più quello che non si ricorda di quello che si ricorda... Si è affacciata la Frau, nessuna traccia nella corrente dove una volta nuotasti con una donna, dice, e ha richiuso la porta.

Non so se era la poesia della domenica o una sentenza... la Frau è sentenziosa, quando ha da fare.
Ma cosa avrà mai da fare, non c'è più niente da fare in questa casa, e poi oggi non è mica domenica, vero?...

Ci vorrebbe una memoria d'elefante, ma noi uomini non ce l'abbiamo, forse un giorno la inventeranno elettronica, chissà, una scheda piccola come un'unghia che ci infileranno nel cervello, dove è registrata tutta la nostra vita...

A proposito di elefanti, fra tutti i riti funebri che le creature di questo mondo hanno escogitato, ho sempre ammirato quello degli elefanti, hanno una strana maniera di morire, la conosci?
Quando un elefante sente che è arrivata la sua ora si allontana dal branco, ma non va da solo, sceglie un compagno che vada con lui, e partono.
( ... )
perché la morte è un fatto privato, molto privato, e non ci può entrare nessuno oltre a chi sta morendo... e a quel punto dice al compagno di lasciarlo, addio e tante grazie, e quello ritorna al branco...

Stasera ore 21, Basilica di Massenzio, Roma. con Remo Girone ed Ennio Morricone. Se riesco a scambiarli coi due puzzoni.

 











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20/05/2004

- Monsignore havresti fatto meglio edificare un monastero di monache, con i danari, che havete gettati a fabricar questo luogo…

Rosi non smette di brucare, ma una palpebra si alza e l’occhio suo destro mi punta interrogativo. Sa gia’ dove voglio andare a parare, leggendo a voce alta dalla guida, si chiede solo quando tornero’ a tacere. Odia i rumori fastidiosi e le parole inutili, quando mangia (cioe’ quasi sempre), e quando sente buona musica. Stiamo passeggiando nei giardini di Villa Lante di Bagnaia, vicino a Viterbo. I custodi e i turisti sono bravissimi, non si vedono e non si sentono. E’ in corso una sinfonia per giochi d’acqua, pietra, luce, fiori foglie e merli. Un rondo' sommesso, nell'aria galleggiano crome e biscrome muschiate, verdi, blu, gialle, rosse e trasparenti. Greg si e’ fermato subito dopo l’entrata, alla toilette. Si accontenta di poco lui, oppure ha incontrato qualcuno, ci rivedremo li’.

- … all’hora il Gambara lo meno’ di lungo nelle stanze. Menare nel senso di condurre, Rosi. Anche se una papagna, in quel caso, San Carlo Borromeo se la sarebbe meritata. Un convento di monache, tse’. Dice che il cardinal Gambara ci rimase male, ettecredo. Rientro’ mandando a cacare l’illustre santo. Che razza di ospite. Cacchio, uno ti fa un giardino come questo qui (largo gesto del braccio sinistro), fontane come queste qua (largo gesto del braccio destro), un pezzo di paradiso come quel bosco di querce la’ (pinna del naso), chiama idraulici architetti e pittori, ci butta un sacco di soldi. Dopodiche’, ti invita a vederlo, ti spiega tutto, mepareggiusto con un certo orgoglio, e tu zitto, gnente che fai? Censuri? solo perche’ sei un santo, tu, che dici? Un convento di monache. Di clausura, magari. Vabbe’ sto zitto, Rosi. Pero’ non si mangia durante un concerto.

 

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18/05/2004

Rosi mood

 

 

Agli orrori del mondo e ai propri terribili errori si puo' sopravvivere. Basta aprire la porta e chiuderla dietro di se'. Allontanarsi, cambiare aria. Strade, colori, cibo, clima, lenzuola, suoni, ritmi, odori, cessi, mezzi di trasporto, mercati, bar e barzellette. Almeno per qualche giorno, ogni tanto. Andare a far danno altrove, prender sòle sotto altri soli, certo. Ma intanto evitare i soliti siti riti e ritriti. Viaggiare. Sorprendere volti nuovi, buffi, seri, diversi, anche allo specchio, non previsti, non pregiudicati. Resuscitare papille gustative, riattivare sinapsi atrofizzate, riabilitare il sistema nervoso centrale, riconoscere che le periferie del nostro piccolo mondo sono tante e grandi, capirle, rispettarle. Restituire alla stupidita' del vicino di casa e del boss locale dimensioni digeribili, biodegradabili. Trovarsi in un posto per la prima volta: ritrovarsi. Regalarsi una vaga sensazione di verginita'.

Di questo avremo parlato tutta la notte, Rosi ed io, spiluccando molliche e altri resti davanti a una buona bottiglia, se ricordo bene. E poi avremo parlato del tempo che fa e di quelli che corrono, sempre piu' forte, e di quelli che non li seguono e restano fermi, e della gentilezza squisita con cui i controllori coi capelli lunghi chiedono il biglietto alle capre. Valeva la pena partire, gia' solo per questo.

Primo giorno della nostra breve vacanza. C'e' anche Gregorio, vecchio collega di archivio, l'unico che mi tiene compagnia nei seminterrati dell'Ufficio Forse Amate (U.FF.AA.). Greg sa apprezzare la precisione con cui colloco e amministro i fascicoli, i piu' recenti di qua, i piu' vecchi di la' nella sua stanza buia. Se ne ciba senza ingordigia, pochi frammenti di carta al giorno, come gli ho insegnato io, che attingo con sobrieta' alla mia razione mensile di euro. A parte questo, tra un archivista e uno scarafaggio ci sono molte cose in comune. Oggi Greg e' per la prima volta fuori dal suo solito mondo. Durante tutto il giorno non ha visto nulla: la violenza della luce l'ha costretto a restare in una tasca della mia giacca. La sera e' uscito, mezzo sconvolto da un'incredibile quantita' di rumori e odori nuovi. E' salito sul manto di Rosi: la loro sagoma nera contro un cielo sanguinolento, nel tramonto primaverile. Poi e' andato a dormire, prima del solito. Rosi ed io, molto piu' tardi.

Secondo giorno. C'era stanotte, c'e' stamattina un gran vento fresco. Non e' che l'inizio, il viaggio continua.

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13/05/2004

calma, sempre quella, nervosa, curiosa, incasinata, attenta, inquieta, estroflessa, fragile, bizzarra, autonoma, ottima partner di se stessa. un po' piu' stanca e pallida. roba viva, coi suoi occhi marroni scuri che guardano dritti e troverebbero ridicole queste ed eventuali altre parole.

 

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13/05/2004

dlin-dlon

 

 

Si informano i signori viaggiatori che è in funzione un sistema di videosorveglianza a circuito interno. I bagagli rimasti incustoditi saranno sottoposti a controlli di polizia.

 

Una volta ogni passeggero aveva un proprio bagaglio. Il bagaglio seguiva il passeggero in tutte le stazioni: della scuola, del lavoro, del tempo libero. Era confezionato in involti di materiale grigio, e di forme diverse. Un viaggiatore poteva liberamente avvicinarsi al bagaglio dell’altro, prendendo o lasciandoci dentro qualcosa di nuovo. Un passatempo come un altro. Ogni bagaglio era aperto, disponibile. Riconoscibile, almeno. Ora tutti i bagagli sono videosorvegliati, e sottoposti a controlli di polizia se lasciati liberi. Sono anche diventati molto simili tra loro, si confondono tra loro. Facile smarrirli.

 

Attenzione. Per la possibile presenza di borseggiatori, si consiglia ai passeggeri di prestare la massima attenzione sia sulle banchine, che a bordo dei treni.

 

La cara vecchia strategia dell’attenzione. Così aumenta sia quella del passeggero che quella del borseggiatore. Il risultato non cambia; ma silenzi, sguardi obliqui e ricordi spiacevoli si moltiplicano a vista d’occhio.

 

Si ricorda che è vietato oltrepassare la linea gialla in attesa del treno.

 

Starci sopra, forse è già fuorigioco.

 

Si ricorda che è severamente vietato gettare oggetti dai finestrini del treno.

 

Ma nulla vieta di gettare nei treni gli altoparlanti delle stazioni.

 

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11/05/2004

careful with that axe

venerdi', pomeriggio. menu, rubrica. composizione numero. segnale di libero, nessuna risposta. chissa'. parecchio che non la vedo.

sabato, mattina. ricezione sms. mittente: numero sopracitato. lettura testo. Bellezza mia! Dobbiamo vederci al piu' presto! Ti chiamo lunedi' mattina! un bacio.

sabato, sera. composizione sms. invio. al piu' presto, lunedi'? non ci credo! baci comunque.

domenica.

lunedi', mattina. ricezione telefonata. risposta. si', pronto. dialogo vocale. (sintesi) Carissimo! Sono io! Quanto tempo! Come stai? Ti devo raccontare! Ci vediamo oggi pomeriggio! Si'? si'. cia-cia-ciao.

lunedi', pausa pranzo. ricezione telefonata. risposta. pronto. (sintesi) parenti appiedati sull'appia nuova. direzione albano. auto in panne. perdita olio del cambio. fumo fiamme. camionisti si sbracciano. telefono del bar ospitante. gentile voce di ostessa. (spot) santa maria delle mole, primo bar sulla sinistra dopo il passaggio a livello, comfort e simpatia.

lunedi', fine pausa pranzo. emissione telefonata. imprevisto. emergenza. non possiamo vederci. casomai domani. Va bene! Fa niente! Ci vediamo domani! Ti devo raccontare! Un sacco di cose! Eeeh! cia-cia-cia-ciao.

lunedi', notte. preso sonno, non difficile. prima: soccorso aci o similari, giammai. interruzione lavoro e annullamento ordine del giorno. metro b. trenino. requisita auto di familiare obtorto collo. niente cavo da traino. manco da panorama. ferramenta chiusi, stazioni di benzina chiuse o aperte ma prive dell'articolo. acquistate due corde per avvolgibili presso supermercato. periferie e mezzo raccordo anulare. identificato corpo agonizzante, raggiunta gentile barista. veramente educata, finta bionda. caffe': buono. quattro stelle. truppa giu' di morale. pagato io. interrogate tutte le quattro officine di santa maria ecc. bestemmie trattenute. consulti accademici, medici e frenetici. sintomatologie. anamnesi, diagnosi, prognosi. terapie a breve e lungo periodo. scuole diverse. rabboccato olio cambio. dieci euro. altro centinaio di chilometri. deposito auto presso meccanico di fiducia. atri sei chilometri. atri e muscosi. buio rientro a casa. accesa tv. divano. preso sonno, non difficile.

martedi', pausa pranzo. ricezione telefonata. Carissimo! Esco ora! Ci vediamo! risposta: negativa. scusa, mi sono dimenticato. oggi impossibile. altri impegni. facciamo giovedi' pomeriggio. Va bene! Non fa niente! Capisco! A presto! Allora giovedi'! Ciao!

martedi', pomeriggio. reparto neuropsichiatria infantile. prove visive. una ora e mezza. secondo la dottoressa, l'occhio che funziona meglio e' quello che l'oculista ha giudicato invece come il peggiore. possibile. occhio vede, nervo duole. talvolta, o piu' spesso. difetto ereditario, anche. passaggio all'accettazione.

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09/05/2004

per non lasciarmi andare al razzismo più becero, mi concentro sugli statunitensi che ammiro. mi accorgo che la maggior parte sono morti, o hanno 60 anni. o sono diventato vecchio, o sono sempre stato vecchio.

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07/05/2004

you, too

dopo tanto tempo e piovoso ho messo su gli U2, the joshua tree: era fine anni ottanta, Ali, e' musica classica e ancora mi piace, e da ieri piace anche a te. prima in macchina, dove l'hai scoperta attento, poi a casa dove mi hai preso le mani, ridendo, e guardando in alto i tuoi occhi celesti un po' strabici mi hanno obbligato a ballare, che lo sai fare bene, senza parlare, e come sai hai puntato il piede sulla mia coscia, e ti sei fatto sollevare e roteare, teso come un tric-trac, noi due con gli u2 intorno a girarci. era la fine dei miei anni ottanta, ero io senza te, era ieri con te, e' che io senza te non so come sarei, Alessio, cosa farei di bello, o di brutto. di sicuro non avrei ballato cosi' e tanto, come ieri in salotto e in cucina. noi due abbiamo il nostro ballo derviscio/rock, tu che zompi appeso a me che giro come una trottola, fin che i tuoi diciotto chili poi decollano in aria, a toccare il soffitto, e poi lungo la mia povera schiena atterri planando, e felice ti riaggrappi alle mani e riparti a ritmo di altalena e di basso sotto le gambe, che non so come fanno le tue cartilagini a reggere, ma i cardini miei cigolano e lanciano acuti svisati in controcanto a the edge, e saltiamo giriamo ridiamo cantiamo finche' il disco finisce, io mi arrendo e tu ancora vibri e pretendi la danza e la musica, le tue mani nelle mie, i tuoi piedi sulla mia vita, e poi dormi beato.

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06/05/2004

Nicola del Bar

guarda in basso mentre aspetta l'ascensore, all'ottavo piano del palazzo aziendale, le mani appoggiate al carrello. Avra' 55-58 anni portati male, e' comunque il barista piu' anziano. Laconico, ruvido, rispettoso, paziente, dignitoso. E' quasi sempre Nicola, quello che porta la roba ordinata dai dirigenti. L'aria di chi vorrebbe essere altrove, lui sa dove, viso largo e pieno di rughe, occhi lucidi che sfuggono, che non guardano avanti ma di fianco, indietro, dove sa lui. Ma sempre presente. Non s'imbosca e non fa il 'nonno'. Bocca stretta di vecchio, sigillata sotto i baffetti grigi, che dice molto meno di quanto esprimano le sue occhiate. Il volto di Nicola ricorda una maschera, quella di gilberto govi o della bocca della verita'. Le poche volte che parla lascia scappare parole brevi, mordaci, salate o dolci che siano, sacrosante, assolute, blindate. E quando tace, il piu' delle volte, e' perche' non vale la pena parlare, o per lasciar cullare l'interlocutore nelle sue idiozie. o perche' c'e' gia' troppo chiasso. O perche' pensa ad altro, ad altri posti, lui sa dove. Nicola e' il piu' taciturno tra i baristi, e quello che si fa il culo maggiore, che non si rifiuta mai, quello che il vassoio o il carrello pieni stracolmi li porta su e giu' senza sbuffare, senza far vedere che, senza mancia. Arriva l'ascensore. "C'e' posto anche per me?", gli chiedono. Si'. Non dice mai di no, Nicola. Nel carrello, il taccuino e' aperto sulla ricevuta da firmare, in cima al conto c'e' il nome del nuovo direttore della nuova direzione del nuovo ufficio creato apposta per il nome. "Nico', lo scudetto al Milan, e Marano ai diritti sportivi". Nicola guarda altrove, rispondono i suoi occhi per lui. E' un professionista: sa il suo lavoro e lo fa al meglio. Nel suo mestiere importa cosa e come, non importa chi - non dice mentre si richiudono le porte -, il servizio pubblico si fa cosi', figlioli. Mai che cada una tazzina sui pantaloni, un purgante nella spremuta, a Nicola.

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04/05/2004

"Finisco con un saluto e un invito ai colleghi giornalisti e a tutti i dipendenti della Rai: ci sono molte più regole nella nostra professione e in questo paese di quante ne potrá violare o annullare un qualunque Cda della Rai. Li invito a rispettare queste regole, che rimangono la base del servizio pubblico e del nostro rapporto, come Rai, con i cittadini. Grazie a tutti."

cosi' la giornalista Lucia Annunziata si dimette da presidente del piu' grosso mezzo di in/formazione italiano. Giro queste sue parole alle giornaliste e ai giornalisti di questo paese piccolo, minuscolo, che riescono ancora ad esercitare seriamente il loro mestiere: non sono molte/i. Sapere la verita' su quello che ci succede intorno e' sempre piu' difficile. Ciampi che vede solo il dovere di controfirmare leggi ignobili (qualcun altro sarebbe capace di dimettersi, piuttosto) e il diritto di intervenire a fianco di Bush (qualcun altro sarebbe stato a fianco di Blix). Berlusconi che al danno di un governo criminale e bugiardo aggiunge la beffa narcisa dei manifesti elettorali con foto segnaletica, di profilo e di fronte. Fascisti italici e fascisti padani che si spartiscono il resto della torta istituzionale. L'opposizione che si autolesiona, e non potrebbe essere altrimenti finche' D'Alema Rutelli Bertinotti Amato Occhetto Di Pietro avranno la faccia tosta di continuare a pretendere il primo posto nei titoli di coda di questo che e' un pessimo film, e troppo lungo per me. L'economia del paese e dei paesani che sprofonda a ritmi argentini. Di presidenti finti ne abbiamo troppi... c'e' bisogno vitale di giornalisti veri. Per piacere.

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04/05/2004

impronte digitali

dentro

sulla pelle

sui muri

sui quaderni

sulle carte

sui vetri

sulla pelle

fuori

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03/05/2004

Alle ore 12 del 2 maggio niente giornali, la campagna disinformativa accelera. Una cronaca vera non c'e', manco in blog, manco a spararsi. La Domenica e' pero' uscita regolarmente. Un prete crumiro la comunica ai pochi lettori seduti nel fresco di un'abbazia (sec. XIII).

Al banco 4 della fiera florovivaistica di qualita', la compagna Palmira espone garofani rossi, viole rosse, primule rosse, ciclamini rossi. Un banco di soli fiori rossi, meravigliosi in controluce. Una figura umana appollaiata in cima a un pioppo di 25 m. comunica: esibizione di tree-climbing.

Al sentiero n.1 della cascata delle marmore, il cammino puo' portare nel tunnel degli innamorati. Una curva comunica. Un velo di pioggia fine. Un panorama. Un vicolo cieco.

Alka seltzer n.1 o 2 compresse al giorno. Il camembert, e rimembro ancor quel tempo.

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