29/08/2004
buongiorno amore
per 2 persone
in una pigra domenica mattina, dimentica tutte le cose che hai da fare e rilassati.
prepara questa dolcissima crema e torna a letto dal tuo amore.
1 banana
1 vasetto di yoghurt greco
1 cucchiaino di miele
cannella in polvere
frullate il banana con lo yoghurt e il miele. versate poi in due ciotole spolverizzando con della cannella in polvere.
(da: mangiarebene.com)
26/08/2004
da un blog una modesta proposta
- fornitori e sponsor possono prendersi gia' le misure delle magliette, qui e qui
20/08/2004
in treno l’altra sera a roma, l’ultimo treno direzione civitavecchia, uno in canotta, molto rasato e tatuato, aria alcolica pesante, da scoppio ma tranquillo, occhio rosso sguardo innocuo, si guarda intorno in cerca di appigli, si muore dalla voglia di parlare, forse di piangere, chi capita capita. e’ ancora abbastanza lucido, sa come lo stiamo guardando, perplessi diffidenti allarmati, e si sforza di non essere invadente, di trattenersi. ma non ce la fa. e’ piu’ forte di lui, e subito attacca un bottone giant size, con quello davanti, con la signora di fianco, con un signore schifato, con me. deve sfogarsi. comincia cosi’, piu’ o meno: aaah che bbello, bbello tornare a casa, quant’e’ bello sto paese, solo quando uno ci torna lo capisce, capisce quant’e’ bello, di dove sei tu?. zaffate di alito combustibile ci raggiungono, il tatuato si accende una marlboro e vabbe’, non succede nulla, quello davanti gli fa da dov’e’ che vieni?, silenzio, lo scoppiando guarda fisso immobile la fonte della domanda, tre secondi e poi il tappo salta: iraq. ci punta uno per uno, cerca di capire se noi altri sappiamo di che sta parlando con quella parola strana, se abbiamo uno pur minimo vago straccio d’ombra di un’idea di terza mano di che inferno lui ci viene adesso a parlare. a me pero’ mi rode il culo, m’alzo e me ne vado, zitto e il seguito non lo so, non lo voglio sapere, come non so e non voglio sapere che puo’ avere in testa un carabiniere o un marine o un soldato di sua maesta’ per stare in iraq oggi, ieri, domani.
chi ha sparato con un fucile, almeno una volta, sia pure con un semplice garand o fal da servizio di guardia forse mi capisce, senza che mo’ gli attacco un bottone,
e forse hanno fatto male ad abolire la leva obbligatoria.
17/08/2004
Le meraviglie di Internet, in particolare i blog, stanno cambiando le nostre forme di comunicare, in una certa misura anche i contenuti. Sara' banale dirlo, ma in fondo ancora stentiamo a crederlo: Internet e' una rivoluzione che sta trasformando il mondo. Per esempio, uno puo' attraversare il deserto del Gobi da solo a piedi e perdere la cartina senza sentirsi solo. E un altro non si puo' piu' fare gli affari propri in Iraq senza che lo sappiano tutti un minuto dopo, anche i nonni lasciati a casa. Questa copertura totale e immediata dell'informazione puo' essere interpretata come un valore positivo o negativo. Dipende dall'uso, come al solito. Ma un aspetto positivo in assoluto c'e': stavolta trattasi di mezzo di informazione a doppio senso. Il ricevente, una volta solo passivo, puo' diventare un interlocutore attivo, un emittente a pari dignita': e' comunicazione. A differenza della tv, della radio, dei giornali, Internet - soprattutto la sua funzione piu' interattiva, quella dei blog (non questo, per carita': penso a un'infinita' di blog piu' interessanti, piu' solidi) - per la prima volta potrebbe realizzare una vera societa' della comunicazione, che non significa solo diffusione dell'informazione. Potrebbe. Staremo a vedere, stiamo ancora agli inizi. Nel frattempo, un saluto a quel vecchio brontolone di Bertoldo.
D’improvviso si aveva la possibilità di dire tutto a tutti, ma, a pensarci bene, non si aveva nulla da dire. E chi erano poi questi tutti?
All’inizio ci si arrangiò rinunciando a pensare. Ci si guardò intorno per vedere in quali posti qualcuno diceva qualcosa a qualcun altro e si tentò di intrufolarsi, semplicemente entrando in concorrenza e dicendo qualcosa a qualcuno. Questa fu la radio nella sua prima fase, quando svolgeva la funzione di sostituto. Sostituto del teatro, dell’opera, del concerto, delle conferenze, del caffè concerto, della cronaca cittadina dei giornali, ecc.
Fin dall’inizio la radio ha imitato, più o meno, tutte le istituzioni esistenti che avessero in qualche modo a che fare con la diffusione di ciò che si può dire o cantare; da questa torre di Babele venne fuori un incrociarsi e accavallarsi di suoni che non era possibile ignorare.
In questo grande magazzino di suoni era possibile imparare in lingua inglese ad allevare polli con l’accompagnamento del Coro dei pellegrini e la lezione costava quanto l’acqua del rubinetto. Questa fu l’aurea giovinezza della nostra paziente.
Non so se sia già finita ma, nel caso che lo sia, anche questa giovinetta, che per venire al mondo non ha dovuto presentare nessun certificato d’idoneità, dovrà cercarsi, almeno adesso, uno scopo nella vita. Allo stesso modo l’uomo soltanto quando ha raggiunto la maturità e ha ormai perduto l’innocenza si chiede per quale scopo stia al mondo.
Per quel che riguarda ora lo scopo della vita della radio, secondo me esso non può semplicemente consistere nell’abbellire la vita pubblica. Non solo essa ha dimostrato scarsa attitudine a farlo, anche la nostra vita pubblica rivela purtroppo scarsa attitudine a venire abbellita.
Non ho niente da obbiettare se adesso si installano apparecchi radio anche nei dormitori pubblici dei disoccupati e nelle prigioni (evidentemente si pensa di poter prolungare così, in maniera poco costosa, la vita di queste istituzioni), ma il compito principale della radio non può consistere nell’installare apparecchi anche sotto le arcate dei ponti, pur se è un nobile gesto fornire anche a coloro che desiderano pernottare là sotto almeno il minimo indispensabile, vale a dire un’esecuzione dei Maestri cantori.
Qui ci vuole del tatto. Secondo me la radio non basta neanche come mezzo per far rinascere l’amore per la casa e per rendere di nuovo possibile una vita familiare, anche se qui si può tranquillamente trascurare il problema se ciò che essa non è in grado di fare sia poi veramente auspicabile. Ma, anche a prescindere completamente da questa sua equivoca funzione (chi dà molto, non dà niente a nessuno), la radio ha una sola dimensione, mentre dovrebbe averne due.
Essa è soltanto uno strumento di distribuzione, si limita a ripartire.
Adesso cerchiamo di diventare positivi, di scoprire ossia ciò che di positivo c’è nella radio; ecco qui una proposta per modificare il funzionamento della radio: si dovrebbe trasformare la radio da mezzo di distribuzione in mezzo di comunicazione. La radio potrebbe essere per la vita pubblica il più grandioso mezzo di comunicazione che si possa immaginare, uno straordinario sistema di canali, cioè potrebbe esserlo se fosse in grado non solo di trasmettere ma anche di ricevere, non solo di far sentire qualcosa all’ascoltatore ma anche di farlo parlare, non di isolarlo ma di metterlo in relazione con altri.
Bertolt Brecht, 1932
16/08/2004
Senza bambini, Roma a ferragosto. No, ci sono i piccoli zingari. Quelli che dormono in braccio alle mendicanti, quelli che si trascinano dietro una fisarmonica e davanti ai loro Besame mucho, Les feuilles mortes e Volare storpi non diamo un centesimo perche' e' gia' tanto che non telefoniamo al servizio Infanzia Sfruttata. E restiamo a guardarli attraverso, imparziali e giusti. Ma altri bambini, che non siano al seguito di turisti, non si vedono. Sono tutti in vacanza. Bambini al mare, in colonia, dai parenti, in montagna, al paese. Roma senza bambini. Finalmente. Poi pero' uno accende la tivu'. Sulla barchetta di carta nello stadio olimpico, un bambino; nei film e nelle pubblicita': bambini, bambine. Quelli che si trascinano dietro un aspetto florido, sorridenti, e davanti ai loro sguardi innocenti e pieni di salute non diamo un centesimo perche' e' gia' tanto che non telefoniamo al servizio Infanzia Sfruttata. E restiamo a guardarli attraverso, imparziali e giusti. Poi pero' nei servizi dal Burundi, dall'Iraq: un bambino, una bambina. Resto a guardarli, fazioso, ingiusto, e pigro.
08/08/2004
approvata due secondi fa con procedura d’urgenza l’ordinanza del sindaco istitutiva del PETS,
Plotone di Esecuzione del Turista Sudaticcio. siamo in grado di anticiparne il testo.
Constatato quanto sia diffuso e pericoloso anche per i ciclisti il malcostume di quei turisti in transito terreno che attentano alla salute del cittadino abbandonando ovunque insidiose scivolose maleodoranti tracce di sudore, sugna, morchia, unto e grasso vegetale o bestiale originato dal proprio corpo obeso ovvero sovrappeso ovvero da hamburger pizze panini et altri foraggi lipidici sulla superficie di marciapiedi, strade, scale della metro, locali di esercizio pubblico, panchine, corrimani, cabine telefoniche, carrelli di supermercato, pulsanti semaforici e quant’altro sia contrario alle norme di sicurezza e del vivere civile ingrassare per mezzo di qualsivoglia essudato organico,
il sindaco ordina
che, ogniqualvolta si verifichi una delle sopracitate fattispecie, i passanti occasionali volontari che non abbiano di meglio da fare assumano ipso facto la carica pubblica di Pets (Plotone di Esecuzione del Turista Sudaticcio) con operatività immediata. La qunatità minima di passanti bravi e belli necessaria e sufficiente alla formazione di un Pets è stabilita nel numero di 1 (uno).
campidoglio, lì
05/08/2004
Villa Celimontana stasera e’ cosi’, truccata e tintinnante come una mignotta dipinta di rosso, fuxia, violetto - offesa da tristi papponi, offerta a turisti sudati, unti, entusiasti per le sue magre gambe e braccia - umiliata dai cubetti di ghiaccio nei bicchieri di plastica.
Non ci fare caso, non e’ sempre cosi’: va bene pianista, sono le dieci, sali sul palco e non farci troppo caso, a noi.
E sul palco, se vorrai alzare gli occhi dal tuo mondo cerca di guardare in alto, verso il ciuffo di quel pino sopra di te, attraverso i suoi capelli verdi scuri. Se proprio vorrai accorgerti di altri rumori ascolta quelle due cicale insonni, non e’ male come sezione ritmica. Non altro. Non farci caso al pattume, al rumore distratto che parte dai tavolini, alle falsita’ dei menu, ai cerimoniali che formicolano qua intorno.
Dopo il suo mestiere la signora Villa tornera’ in se’ e allora ti converra’ guardarla bene, se gia’ non la conosci: una vecchia ragazza vestita semplice, elegante e profumata di alloro, tranquilla, discreta. Ecco adesso le luci si allontanano, con le voci, che le seguono come al solito. C’e’ una specie di silenzio, una pausa.
Siediti pianista, chiudi gli occhi e raccontaci la tua storia, mentre te la ricordi, facendo smorfie e gesticolando con quelle mani, che sanno disegnare e scegliere i colori piu’ incredibili, pescando tra il bianco e il nero del tuo mondo. E' tardi, forse sei stanco, pero' qualcuno ha pagato per sentirti sognare. La luna sta lì a sbafo, abbracciata ad uno scoglio del fiume, ma non farci caso pianista, tu –come ti chiami? Brad?- ok tu suona, Brad. suona.
03/08/2004
a chi leggerà questo messaggio, affidato a una bottiglia il 3.8.2004, data riportata da un orologio che sembra funzionante. mi trovo in un punto imprecisabile di quella che era roma, da alcuni giorni completamente sommersa da un'alluvione. nessun'isola, nessun appiglio solido. tutto sott'acqua. fino all'orizzonte, non si vede niente altro che questo mare marrone e caldo. sparite le case, le cupole e le antenne, sparita la cornice di monte mario e dei castelli. non so che è successo sabato notte. domenica mattina mi sono svegliato che galleggiavo sul mio letto di legno, la zattera su cui ora scrivo. remo cercando un approdo qualunque. mi faccio largo tra cadaveri, carogne, bambole di porcellana e pupazzi elettronici, vuoti a perdere, pezzi di legno, insegne al neon, sacchi di segatura, polistiroli, membra siliconate, piante grasse, sandaletti, anfibi, cessi chimici, cd, dvd, vhs, pezzi di querce, margherite appassite, portaocchiali, tonache, manichini, foglie di fico, palloni sgonfi, stampelle, strumenti musicali, mappamondi, faldoni top secret, antenne parasoliche, missili, cassette di pronto soccorso, capolavori della pittura, canottiere, scolapasta, a pelo d'acqua c'è di tutto. il cibo non manca. quando non troverò più roba fresca, mi nutrirò di quella conservata. però tutto puzza. mi manca il telefono, la tv, i libri, i giornali, internet. la notte fa buio nero, di giorno silenzio totale. è il diluvio universale. noè almeno riuscì a prendersi qualche animale da compagnia. il mio povero gatto, etabeta, è disperso. intorno a me è tutto piatto, tutto sfatto. non temo la fame, in tempi brevi è più pericolosa la solitudine. ho trovato questo foglio di carta e la penna in un sacchetto dell'immondizia ben chiuso. tu che mi leggi saprai così di non essere solo, sola: se non mi sarò buttato anch'io nella melma, per la noia mortale. io sono qui, tu dove sei?
02/08/2004
ci sono cose
che non si dicono
o meglio:
non si fanno dire
specie in agosto
una parola ha
o meglio: e’
sei lettere
come una prugna
specie in agosto
ma nient’altro hanno
o meglio: fanno in comune
la parola esce
la prugna entra
meglio: in bocca
la prugna aspetta
la parola scappa
verso le somme vette
la prugna a terra termina in a
e comincia con pi
la parola con una pipi'
finita fuori dal naso