Hanno rapinato il bar della stazione del paese. E' successo di notte, sono passati dal bagno maschile. Hanno divelto la porta di ferro, quella sempre chiusa, a tre metri dai binari, l'hanno strappata dal muro con tutto il telaio e le staffe. Un lavoro tranquillo: la porta non ha una piega, un graffio, niente. Una volta dentro, hanno bucato il tramezzo in foratini, tra il cesso e il bar. Dietro c'era un grosso frigorifero, quello delle bibite: l'hanno spostato senza problemi, senza buttarlo giù. Dentro il bar non hanno rotto altro: solo la cassa e il distributore automatico di sigarette. La vetrina dei regali, coi portachiavi, i portadocumenti in cuoio, i portasigarette e le pipe varie l'hanno ignorata, così come lo scaffale dei superalcolici. Hanno lasciato molte bottiglie di pregio, i pezzi fissi dei piani alti, il veuve clicquot e il brunello di montalcino, i totem impolverati. Questo ci ha colpito. Farebbe pensare ad elementi non giovanissimi, dotati di muscoli e di cervello, e di una solida etica professionale. O regolati, semplicemente, da un rigido orario prestabilito. Una banda del buco silenziosa, precisa, pulita: hanno preso solo contanti, carte telefoniche prepagate, biglietti, stecche di sigarette, solo oggetti di valore piccoli e leggeri. Polizia e carabinieri sono arrivati insieme, stanno facendo i rispettivi lunghissimi verbali, a chi lo fa più lungo. Si indagherà a tutto campo, nel mondo della malavita organizzata e in quello dei balordi, ma noi pendolari abbiamo un sospetto fondato, legato alla scomparsa del blocchetto degli abbonamenti ferroviari mensili. Che era conservato in un angolo a parte, ignoto al comune avventore, un po' difficile da scovare. A meno che non si sia pendolari. Magari quelli delle 5-6 di mattina, quelli più puntuali e silenziosi, che si conoscono tutti tra loro, e però ognuno si fa gli affari suoi.
venerdì 28. caro diario ierisera ha nevicato ma solo da noi, c'era la luna e una neve fresca soffice e calda avvolgeva tutto e ogni cosa era bellina, una pittura, era bello pure il recinto. la mia macchina era l'unica con la neve sopra, alla stazione stamattina.
stamattina un angelo di passaggio per il cielo di roma avrebbe potuto captare nella testa di un tipo in metro il seguente pensiero: - madonna questi, tutti il cappio al collo -, sicché certamente l’angelo, posando una mano fraterna sulla spalla del tipo, si sarebbe attardato ad ascoltare il seguito.
sempre di più. la nuova moda. l’occhiale nero da cieco digitale megascreen. la scarpa a punta sadica. e mo’ la sciarpa masochista, all’impiccata. tutti a farsi il cappio al collo da soli. nessuna paura che qualcuno li prende al guinzaglio e si mette a tirare, e vualà una bella lingua di fuori su quella faccina dignitosa, e gli occhi che sporgono e implorano. che se anche scalciassero cogli stivaletti perfidi, la sciarpa è lunga abbastanza da mandarli a vuoto. forse è l’abitudine agli assegni scoperti, i debiti, i mutui, gli acquisti a rate. i cravattari non fanno più paura. proud to be preso per il collo. alcuni, alcune, il collo lo tengono bello dritto sopra il nodo, l’aria schifignosa, nonscialante. come quella. e guarda quello. maddai. me lo vedo con la sciarpa poco poco più stretta, la faccia viola, lingua fuori, occhio sbarrato, annaspa. roba da scattargli una foto. una polaroid al volo. gliela darei così, ao' guarda un po’ com’eri. bella sciarpa, ti dona sai, du’ euri prego.