31/01/2005
Hanno rapinato il bar della stazione del paese. E' successo di notte, sono passati dal bagno maschile. Hanno divelto la porta di ferro, quella sempre chiusa, a tre metri dai binari, l'hanno strappata dal muro con tutto il telaio e le staffe. Un lavoro tranquillo: la porta non ha una piega, un graffio, niente. Una volta dentro, hanno bucato il tramezzo in foratini, tra il cesso e il bar. Dietro c'era un grosso frigorifero, quello delle bibite: l'hanno spostato senza problemi, senza buttarlo giù. Dentro il bar non hanno rotto altro: solo la cassa e il distributore automatico di sigarette. La vetrina dei regali, coi portachiavi, i portadocumenti in cuoio, i portasigarette e le pipe varie l'hanno ignorata, così come lo scaffale dei superalcolici. Hanno lasciato molte bottiglie di pregio, i pezzi fissi dei piani alti, il veuve clicquot e il brunello di montalcino, i totem impolverati. Questo ci ha colpito. Farebbe pensare ad elementi non giovanissimi, dotati di muscoli e di cervello, e di una solida etica professionale. O regolati, semplicemente, da un rigido orario prestabilito. Una banda del buco silenziosa, precisa, pulita: hanno preso solo contanti, carte telefoniche prepagate, biglietti, stecche di sigarette, solo oggetti di valore piccoli e leggeri. Polizia e carabinieri sono arrivati insieme, stanno facendo i rispettivi lunghissimi verbali, a chi lo fa più lungo. Si indagherà a tutto campo, nel mondo della malavita organizzata e in quello dei balordi, ma noi pendolari abbiamo un sospetto fondato, legato alla scomparsa del blocchetto degli abbonamenti ferroviari mensili. Che era conservato in un angolo a parte, ignoto al comune avventore, un po' difficile da scovare. A meno che non si sia pendolari. Magari quelli delle 5-6 di mattina, quelli più puntuali e silenziosi, che si conoscono tutti tra loro, e però ognuno si fa gli affari suoi.
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29/01/2005
venerdì 28. caro diario ierisera ha nevicato ma solo da noi, c'era la luna e una neve fresca soffice e calda avvolgeva tutto e ogni cosa era bellina, una pittura, era bello pure il recinto. la mia macchina era l'unica con la neve sopra, alla stazione stamattina.

stamattina un angelo di passaggio per il cielo di roma avrebbe potuto captare nella testa di un tipo in metro il seguente pensiero: - madonna questi, tutti il cappio al collo -, sicché certamente l’angelo, posando una mano fraterna sulla spalla del tipo, si sarebbe attardato ad ascoltare il seguito.

sempre di più. la nuova moda. l’occhiale nero da cieco digitale megascreen. la scarpa a punta sadica. e mo’ la sciarpa masochista, all’impiccata. tutti a farsi il cappio al collo da soli. nessuna paura che qualcuno li prende al guinzaglio e si mette a tirare, e vualà una bella lingua di fuori su quella faccina dignitosa, e gli occhi che sporgono e implorano. che se anche scalciassero cogli stivaletti perfidi, la sciarpa è lunga abbastanza da mandarli a vuoto. forse è l’abitudine agli assegni scoperti, i debiti, i mutui, gli acquisti a rate. i cravattari non fanno più paura. proud to be preso per il collo. alcuni, alcune, il collo lo tengono bello dritto sopra il nodo, l’aria schifignosa, nonscialante. come quella. e guarda quello. maddai. me lo vedo con la sciarpa poco poco più stretta, la faccia viola, lingua fuori, occhio sbarrato, annaspa. roba da scattargli una foto. una polaroid al volo. gliela darei così, ao' guarda un po’ com’eri. bella sciarpa, ti dona sai, du’ euri prego.
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27/01/2005
Il 27 gennaio 1945 i soldati dell’Armata Rossa sfondavano i cancelli di Auschwitz ed entravano nel più grande campo di sterminio nazista liberando migliaia di prigionieri. Da quattro anni quella data è diventata il “Giorno della memoria” anche in Italia grazie alla legge n. 200 del 20 luglio 2000 “al fine di ricordare – così recita – la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato e protetto i perseguitati”.
Una giornata dedicata alla memoria dei sei milioni di ebrei uccisi nei campi di sterminio nazisti.

http://www.golemindispensabile.it/default3.asp
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26/01/2005
che poi si fanno un sacco di viaggi fantastici a leggere a letto, in completa piena solitudine. da bambini, da bambinoni, da rimbambiti, dal c’era una volta al c’ero anch’io, per curiosità, studio, pigrizia o malattia non passa stagione senza ritrovarsi distesi a leggere sulla rete, sul materasso, sul divano, sulla panchina alla stazione. viaggi incredibili, pieni di sorprese, che non sai mai dove vai a parare, cosa devi scoprire, oppure trovi cose scritte come pensando a te, apposta per te, anche se chi le ha scritte non sapeva nemmeno che esisti. per esempio, una volta a letto ho letto che nel paesino vicino al mio abitava e quindi leggeva a letto la figlia di gianni rodari. e due giorni fa, dopo ore di crampi e tormenti tra le lenzuola, un blocco allo stomaco dovuto all’influenza si è risolto prendendo uno zagor -uno di quelli disegnati peggio-, invece che la solita tremenda limonata calda.
lettura a letto.
un’eco, una variazione sul tema, quello del raccoglimento, un’invenzione per rinviare ad altra ora e data le vanità di azionismi estroversi. l’ora del puzzle, della meditazione, della rimessa a fuoco del cannocchiale e del microscopio. due parole legate profondamente da una radice coincidente. un richiamo armonico che andrebbe descritto con inchiostro soffice rosa e profumato tra fogli di cotone bianco ruvido e fresco di bucato, un pink ink link tra righe e lenzuola.

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22/01/2005
:- quando ci vediamo?
-: bella domanda.
:- ci leggiamo da un sacco di tempo.
-: e sì.
:- e non ci siamo mai visti.
-: e già.
:- tanto meno negli occhi.
-: come due montecristi al gabbio.
:- ci leggiamo da una vita, senza mai andare alla fonte.
-: parlati sì, ci siamo.
:- ma solo al telefono.
-: e ora vorresti vedere.
:- diciamo verificare.
-: se l'alito non è fetido.
:- anche.
-: perché ci si piace, a leggercisi.
:- ...
-: e perché siamo fatti di carne, insomma.
:- adesso non...
-: e carne chiama carne, gratta gratta, infondo infondo.
:-  sono vegetariana.
-: lo so. erbivora, veramente.
:- secondo me tu hai paura.
-: ?
:- di vedermi. questo tuo cinismo nasconde...
-: lo sai, scrivo da cane. e non sono bello.
:- così ti vedi?
-: e tu come ti vedi?
:- quando ci vediamo?
-: bella domanda.
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20/01/2005
L'inizio della fine è inconfondibile, lo riconosci sempre, ogni anno. E poco prima di vederlo lo senti arrivare, da una direzione indefinita col suo tipico sibilo da siluro, velocissimo e inevitabile, subito dopo averlo innescato con determinati strumenti. Un timer. Un gilet esplosivo. Il ducati di Ciro. Un patrimonio in fondi azionari. Un rauto sotto il culo degli all blacks. La testa sulle spalle, c'è chi dice a. partito. I piedi per terra, o poco più sotto. O subito dopo aver firmato un contratto, col diavolo o con la crocerossa, di lavoro o di matrimonio o di copyright, è uguale, non importa che tipo di contratto l'inizio della fine della tua libertà precedente arriva nel momento in cui metti la firma, senti un brivido nell'aria, è la contrazione da contratto, il cosiddetto rigor premortis.
Ma può succedere -è umano- che tu abbia orrore di vedere coi tuoi soli tremebondi miopi occhi ciò su cui, ogni anno, stai per schiantare. In tal caso hai un espediente e ancora nessun alibi: comodamente a casa tua puoi guardare attraverso quel magnifico strumento previsivo che è l'oroscopo dell'anno, un modo come un altro di far snocciolare ad altri, in stile talvolta elegante, i periodici mutevoli incipit della nostra fine. Ecco, per esempio: il 30 dicembre 2004 mattina, alle ore 8.45, per te Bilancia sull'orolaborooscopo (una variante riformata dell'oroscopo romano) era scritto: Chi non lavora non fa l'amore, questo ti dirà la tua convivente, oggi più di ieri e meno di domani, la Luna consiglia: ti verrà proposto un contratto diverso dal solito, non perdere l'occasione, ti conviene firmarlo, o sono cazzi tuoi.
Quel 30 dicembre 2004, alle ore 12.00, infatti firmasti.
Un contratto di lavoro dipendente a tempo determinato.
Tu, te che in quarantatré lunghi inizi della tua fine avevi firmato di tutto, perfino un contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, ma tanto tempo fa, che poi annullasti grazie ad un altro contratto ergastolano, quello di un matrimonio che ti fece evadere deportandoti su altre latitudini. Tu dunque che grafomane come sei già firmasti di tutto e di più, e negli ultimi anni collezionavi e incrociavi un cococò con una partitaiva e un cocoprò con una senzapartitaiva, tu non ti saresti aspettato di firmare un contratto di convivenza con una fidanzata, a decorrenza trentuno dicembre e per nove mesi, guarda caso come quelli di gestazione, e gestazione di cosa, se non di un altro contrattino da dipendente a tempo determinato: una fidanzata gelosa che ti sorveglia e ti limita gli spazi e i tempi per trentasei preziose ore la settimana, e ti fa alzare di notte per correre dietro ai carri merci delle sei e trenta e ti spedisce di corsa con sé a letto appena dopo il tramonto, e ti lavora ai fianchi e al fegato perché in notti senza sogni tu debba mollare la presa sulle altre ed eventuali amanti, sugli altri ed eventuali pensieri e sui blog, perché ti vuole sposare. musica.
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