Venite rondini e / bimbi siate qvi i benvenuti risvoni / qvi sempre / il / vostro gridio lieto / le rondini / rallegrano il / tetto e i bimbi la casa
Al prende il resto, lo conta, guarda intorno, e poi racconta. Le silenziose porte scorrevoli dell’atrio si sono (aperte e) richiuse, un forte odore di tiglio riempie il vuoto lasciato dal figlio, ma non basta, le porte si riaprono. Al uscendo dalla stazione trova: una piazzola piena di motorini, un autobus pieno al capolinea di gente che aspetta rassegnata o impaziente qualcuno che se la porti via verso San Pietro, e un cane senza parenti né preti né padroni apparenti. Quando sei nato non puoi più nasconderti, legge su un manifesto pubblicitario. Al contrario, pensa che solo dopo essere nati ci si può nascondere, bene o male. Il figlio si nasconde sempre meglio. Il padre segugio prosegue le indagini più in là, nei giardini pubblici. Tra le panchine e le bottiglie di birra vuote infine vede il figlio che beve alla cannella di una fontana, la stessa dove berrebbe il cane, teme Al, e con questo caldo i cani bevono un sacco, inorridisce. Il figlio finisce di bere, poi affronta da solo la rampa dello scivolo. Sorpresa. Insieme al padre non aveva mai osato tanto, si fermava sempre al terzo gradino per chiedere aiuto. Al che rinuncia a prendere il treno previsto, che come previsto arriva alla stazione in quel momento. Decide di continuare a seguire il figlio, ma con discrezione, senza precipitarsi a raggiungerlo, per vedere dove va e che cosa fa, invece di mettersi a cercare il padre. Dopo la fontanella e lo scivolo, il piccolo saggia le virtù dell’altalena. Si dondola a lungo e in profondità, ancora una volta fa tutto da solo, non chiede spinte, fino a comporre un arco di quasi 180 gradi, roba da matti - era da tanto che Al non provava quel batticuore, dagli anni sessanta ai giardini del villaggio olimpico, quelli dove imparò ad andare in bici, e c’era un’altalena altissima e altre con le stanghe rigide di ferro, e su quelle i più coraggiosi riuscivano a fare addirittura il giro completo, se ricorda bene, sì crede di ricordare così, si poteva fare tutto il giro di 360 gradi non seduto ma in piedi, per una rincorsa più potente, o forse no, sta fantasticando, non era possibile, col tempo può succedere di confondere ricordi e vecchi sogni, comunque sulla pista di pattinaggio di quei giardini imparò ad andare in bici e la prova è quella cicatrice sul mento che porta ancora e che ogni tanto gli fa inciampare il rasoio e butta sangue come quando andò a sbattere sulla ringhiera della pista con la legnano rossa perché aveva appena imparato a pedalare senza rotelle ma non ancora a frenare, era così contento di avere attraversato tutta la pista in bici che non aveva pensato a questo, e vedeva che andava dritto a sbattere contro la balaustra ma non poteva farci niente, porc... ma dov’ è andato...