30/03/2006

Non ci torna piu', al campo di calcetto. Basta. Eppure giocava bene, si impegnava, si divertiva. Certo aveva molto da migliorare, non era mica un enfant prodige, e infatti in tre mesi - dalla prima lezione di calcio - aveva fatto molti progressi. Anzitutto, aveva finalmente scoperto le regole. Tracciati i confini del lecito, aveva poi capito come muoversi per raggiungere il risultato: individuale, ma anche quello di squadra, il piu' importante. Si muoveva in attacco sempre meglio, cercando gli spazi vuoti, per poi tornare in fretta a difendere la propria porta dal contropiede avversario. Aveva ormai imparato a correre tutta la partita, a tirare al momento giusto, a non stancarsi. Si' che si divertiva, cavolo. La stanchezza e la doccia a casa, la sensazione di aver dato il massimo. L'unica cosa che non andava: l'intesa coi compagni di squadra. L'unica, ma fatale. Dapprima non ci faceva caso: nelle prime lezioni nessuno si conosceva, ognuno giocava per se'. Poi pero' i compagni crescevano in fretta, emersero le personalita': quello bravo che non passava mai la palla ma pretendeva il passaggio, quello bravo che se la andava a conquistare e poi la passava, quelli meno bravi. Lei era brava, e passava quasi sempre la palla. Ma nessuno gliela passava. Perche' era l'unica ragazzina tra i tanti maschietti, e a dieci anni c'e' gia' una certa differenza, e diffidenza. Quando cominciarono a sostituirla per far entrare compagni di squadra piu' scarsi, ma maschi e stanchi di stare in panchina a vederla giocare meglio di loro, decise di andarsene. Ricomincera' a giocare, certo. Non ha rinunciato ad attaccare, a difendere, a divertirsi: ma solo se e quando trovera' nei dintorni una squadra femminile.

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28/03/2006

Corrono, sudati, stanchi morti. Uno dopo l'altro, tutti insieme, maschi e femmine, giovani e vecchi, grassi e alti, magri e bassi. Sto qui al bordo del percorso, dietro la ringhiera, e li guardo correre. Sono congestionati, caracollano rossi o pallidi in volto, hanno gli occhi di fuori, sbuffano, sbandano, ma continuano a correre, si vede che hanno in testa solo una cosa: arrivare fino in fondo, al traguardo dei 42 chilometri, senza fermarsi. E' una domenica bellissima, davvero primaverile, finalmente. Siamo venuti qua a Roma per fare la gara piu' facile, la Stracittadina di 4 chilometri, ma nella mattina dopo il cambio dell'ora legale siamo arrivati tardi e ci consoliamo con un bel gelato a vedere quelli che corrono la maratona. E' un fiume di persone colorate che scende giu' a Piazza Venezia da Via Nazionale, ci sono tutti i colori sulle maglie e sulla pelle, quelli bianchi in arancione sono olandesi, gli altri chissa'. Io li guardo ammirato, i bambini li osservano divertiti e stupefatti. Perche' correre come matti, distrutti, chi glielo f'affare di continuare a correre, che i primi sono gia' arrivati da un pezzo, e la gara e' stata vinta, le tre medaglie assegnate? Boh non me lo chiedete, anzi zitti e correte pure voi, dai non ridete, guardate che bravi, proviamo anche noi, forza seguiamoli, vediamo un po' se ce la facciamo, infiliamoci nel fiume, e poi ce ne andiamo al mare. Abbiamo fatto cosi' il nostro record, venticentottanta metri di sicuro. 

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20/03/2006

Al se ne va per la citta’, con un leggero computer portatile e un piccolo scanner, ad esso collegato.
In testa, un imperativo categorico: liberare le parole. Nello scanner, un programma OCR (Optical Character Recognition): un software che consente di trasformare cio’ che sta di fronte al lettore in un file di testo formato Word (Parola).
Al gira armato cosi’ per le strade della sua citta’, cavallerescamente salvando e liberando parole, frasi, scritture; sottraendole ad un triste destino. Stamattina, per esempio, appena e’ uscito di casa ha applicato lo scanner ad un volantino pubblicitario trovato sul marciapiede: ha cosi’ potuto salvare, da un supporto cartaceo in via di macerazione, la scritta Giovannino Pulisco Cantine Piccoli Traslochi Massima Serieta’ Tel. 340 3393#&3# P"ezzi Modici.
Poi ha scannerizzato il marciapiede. Ha cosi’ liberato dal suo contenitore bituminoso friabile la scritta 3t34@ > *, >>unko^~~bvf PP .o.
Al ha proseguito sollevando da fredda prigione marmorea, per giunta lordata da mano incivile, la scritta VIA ALESSANDRO MANZONI scritto*e (1LAZ10-1M8RDA).
Un minuto piu’ tardi ha fatto evadere, da un giovine in maglia giallorossa, la frase gia’ troppo a lungo repressa Ao' Ma Vedidaannattenee, e contemporaneamente la chiara scritta TOTTI 10 Diadora.
Confortato dal buon esito di queste prime manovre, Al ha quindi provato, senza stavolta riuscirvi, a scannerizzare il profilo di una signora seduta sulla panchina della fermata dell’autobus. Ne’ ha potuto spezzare i lacci che tuttora costringono certe misteriose parole a mulinare indistinte in qualche sinapsi del ragionier Mambelli, il quale proprio in quel momento, preso da fretta improvvisa, accelerava i suoi passi in direzione sfortunatamente opposta all'armatura di Al. Ma la loro salvezza (s’intende la salvezza delle parole, non della signora o del ragioniere) e’ solo rinviata: Al non e’ il tipo che demorde: oltre ad un obiettivo nobile e alla tecnologia per realizzarlo, egli possiede un carattere tenace.
Ci riprovera’. Quando? Tutti i giorni, quando gli e’ possibile, col bello e brutto tempo, da solo. Ma il 
7 maggio sara’ in buona compagnia.

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17/03/2006

parole


di RVP-Marcos Saya

La tecnología

Un mouse
Un keyboard
Un modem
Un monitor
Un floppy
Un cd-rom
Una workstation
Los miro
Los utilizo
Los exploto
Tengo compasión por ellos…
Sí… el retorno a los orígenes…
Pero… dónde está la gente?
Se ha perdido entre los cables?
Tragada del propio silencio?
Gente ruin… tiene miedo de hablar!
De encontrarse cara a cara
De comunicar con los ojos
Terror de una boca que te responde
Gusanos roídos por la indiferencia ajena
siempre más solos golpean las habituales teclas

De…
A…
CC…
Subject…
Envia

non parole

di Rosa Mauro

Quando mio figlio parla la sua voce e' insicura.
Mentre ad otto anni i suoi coetanei intraprendono conversazioni tra di loro, lui risponde alle domande con i monosillabi.
Cerca a volte invano i termini dentro se stesso, e spesso urla di frustrazione, perche' non ci riesce.
Mio figlio, non mette tre frasi insieme, se queste non sono cantate.
Spesso ricorre al linguaggio non verbale, indica le cose o le prende piuttosto che nominarle.
Perche' lui e' un bambino speciale. Il linguaggio non ha lo stesso valore che per noi.
A volte questo mi addolora profondamente, visto che sono una scrittrice.
Per me il linguaggio ha sempre avuto significato.
Con lui invece ha piu' senso un mio sorrriso, una carezza data al momento giusto.
La sua capacita' di entrarmi nell'anima e leggervi dentro le emozioni silenziose che la agitano e' inversamente proporzionale alla sua capacita' di esprimersi.
( ... )

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16/03/2006

Non si scappa. Oltre alle fotografie, ci sono le registrazioni. Prove inoppugnabili. E noi, per far buon viso alla sentenza che ci certifica la condanna a trent'anni di invecchiamento, che facciamo? Sorridiamo olimpicamente. Anzi: festeggiamo, tie'.
Ieri pubblico e giornalisti hanno brindato e chiacchierato in un'amabile
diretta radiofonica di tre ore, per i trent'anni del programma di Radio3 Prima Pagina. Una rassegna stampa quotidiana, una specie di audioblog che seguivo gia' negli anni del liceo, tra il bagno e la cucina prima di prendere l'autobus, troncandolo nella parte migliore: i commenti degli ascoltatori.
Il giorno prima della festa - c'era un gran vento - m'era planato vicino un cartoncino d'invito, volato da chissa' dove. Dunque champagne e tartine, servite dal saltellante cancelliere Marino Sinibaldi per digerire una sentenza dura, come previsto. All'evidenza delle foto e delle prove vocali non si sfugge. Tutti condannati, giornalisti e pubblico (me compreso, nel pubblico).
Tutti allo stesso modo, in un unico braccio del carcere? Niente affatto.
C'e' chi e' stato condannato a restare lo stesso per tutti questi anni, integro seppur alterato nel fisico. Nomi: Valentino Parlato, Franco Carlini, Marcelle Padovani, Giovannino Russo, Mario Pirani, Miriam Mafai, Giuliano Zincone.
Altri invece sono cambiati ma non tanto nel fisico, quanto nel resto (spirito, coerenza, etica, deontologia, chiamala come vuoi): come Giorgio Dell'Arti, Arturo Gismondi, Marcello Veneziani, Stefano Cingolani. Quelli che insomma hanno mutato facilmente bandiera e divisa, che si sono acco(mo)dati nel barcone giusto, gonfiati nel vento a favore.
C'era infine una terza schiera di vecchi, collocabile tra le prime due, e di cui facevano parte Lucia Annunziata, Luca Sofri, Stefano Menichini.
Non ho fatto nomi presi dal pubblico, ma solo perche' non li conoscete.

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15/03/2006

alba. bagno. barba. bada. bar. banca. notaio. banconote. termini. tassi. attivi. assegni. mesi. visi. tatto. contratto. carta. basta. passaggio. possesso. cessione. no sesso. presto. sosta. si' cesso. ingresso. suoni. persone. porte. presentazioni. no sentimenti. presentimenti. pensieri. microprogrammi. mignon. gnam. no chilogrammi. vol-au-vent. buffet. busti. griffes. caffe'. foto. tovaglie. ragli. sbadigli. palle. spalline. carine. salti. saluti. telefono. treno. dormono. torno. sognano. loro. notte. non te.

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14/03/2006

EDITORIALE

Dichiarazione pubblica di propensione di voto

A dispetto di quel che da tempo attestano, unanimi, i sondaggi, il risultato delle elezioni che si terranno il 9 e 10 aprile appare ancora quantomai incerto.
È questo un buon motivo perché il direttore del blog.al spieghi ai lettori in modo chiaro e senza giri di parole perché il nostro weblog auspica un esito favorevole ad una delle due parti in competizione: il centrosinistra.
Un auspicio, sia detto in modo altrettanto chiaro, che non impegna l’intero corpo di editorialisti e commentatori di questo blog e che farà nel prossimo mese da cornice ad un modo di dare e approfondire le notizie politiche quanto più possibile obiettivo e imparziale, nel solco di una tradizione che compierà a giugno tre anni di vita.
La nostra decisione di dichiarare pubblicamente una propensione di voto (cosa che abbiamo peraltro già fatto e da tempo in occasione delle elezioni politiche) è riconducibile a più di una motivazione.
Il fattore decisivo, tuttavia, è riconducibile alla presenza, nelle liste dei candidati DS alla Camera, di
questa personalità.
Noi speriamo altresì che centrosinistra e centrodestra continuino ad esistere anche dopo il 10 aprile. Ma se proprio fossero destinati ad affondare e sparire, ci preoccuperemo di portare in salvo sulla scialuppa anzitutto la sopracitata signora; gli altri si arrangino pure da soli.

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13/03/2006

Il vento tira a raffica e gioca a spingere la palla dove vuole lui, e costringe l’arbitro di Cagliari-Fiorentina a sospendere la partita, e me ad accendere la stufa stasera perché il gas del bombolone è agli sgoccioli, fa di nuovo freddo e in fondo il fuoco della stufa è l’ideale compagno di chiacchiere mentre ulula la tramontana nel camino e tra le tegole, peccato sia stagione di carciofi e non di castagne, ma il vino è buono lo stesso, come questo cielo nero stellato che più schietto non si può, nemmeno un grammo di sporcizia nell’aria e nel bicchiere.

Dunque di che si può parlare, se non delle letture, delle scritture degli altri sulle cose che pure i nostri occhi vedono, o vedrebbero se non fossero distratti, stanchi, prevenuti. Ieri, per la prima volta in vita mia, ho comprato in edicola La Gazzetta dello Sport. Imparando che, per motivi tecnici, di domenica si chiama La Gazzetta Sportiva. Non è la prima volta che la leggo, ma la prima che la compro in edicola, io personalmente coi miei soldini.
Sto invecchiando, lo so. Ma cedendo alla tentazione, smentisco clamorosamente i miei pregiudizi.
Perché di solito uno crede che la Gazzetta dello Sport sia uguale al Corriere dello Sport e uguale a Tuttosport, a parte la geografia delle redazioni, e quindi puah giammai; e anch’io lo credevo. Che trattasi di giornalismo di serie B, stampa specializzata chiusa nelle ristrettezze di perversi titoloni sulla fuffa da stadio.
E invece no. In prima pagina, un titolo Che bellezza, non ha vinto il più forte, e un francobollo di Gene Gnocchi. Apro, e sfoglio un tono generale caldo ma sobrio, dignità professionale, qualità nei servizi di maggior richiamo, gusto della documentazione, articoli non patetici sulle paralimpiadi, sulla ballerina senza braccia, libro di nonno Gazzido Gazzavò (storico ex direttore) non strombazzato troppo, una rubrica di lettere scelte con intelligenza, una pagina intera dedicata ai libri, sì sempre sportivi, ma non solo sportivi.
Si dà notizia della morte di Milosevic con interviste antitetiche ad atleti serbi. C’è una pagina dedicata alla storia degli scarpini da calcio, fatta bene, anche se seguita da ben tre pagine di pubblicità Adidas per il suo ultimo modello.
Ciò che stona è la tanta pubblicità, troppa. Cui si aggiunge una scandalosa pagina elettorale in cui Silvio usa a pretesto i vent’anni di presidenza Milan per scimmiottare Cesare, specchiandosi furbesco nella coppa del più bel presidente del reame (Venti vidi vici. vabbuò mo’ vattenne va’).
E poi il rosa. Il rosa della Rosea, che è un rosa intenso, non slavato come quello del Sole 24Ore.
A me non piace nessuno dei due rosa, come fondo tinta di giornale. Ecchissenefrega, risponderebbe in sostanza (non così rudemente) chi di dovere a una lettera in merito. Questione di gusti, e poi l'identità, la tradizione, il Giro d'Itaglia. Certo, ma ha mai provato la Gazzetta ad uscire in bianco, solo per un giorno, così, per provare l’effetto che fa?
E infine c’è la vera novità, l’apertura più intelligente possibile al mondo della rete, e dei blog: questo
QuasiRete. Dove chiunque volesse scrivere di sport pulito dovrebbe trovare spazio.
Una cosa così, sulla stampa da stadio e da bar, fino a ieri sarebbe stata inconcepibile. Eppure oggi c’è, e grazie ad un giornalista, uno vero:
Carlo Annese. Quanno ce vo' ce vo', Cannavo'.

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09/03/2006

Am I so round with you as you with me

That like a football you do spurn me thus?

You spurn me hence and he will spurn me hither;

If I last in this service you must case me in leather.

(W. Shakespeare, Comedy of Errors, Act II)

dopo le olimpiadi invernali di Torino, dopo Sanremo, la palla che piombera' in casa dalla finestra/tv sara' quella dei Mondiali di Calcio. non sara' questa rugosa sessantenne di cuoio bovino cucito a mano, ma una di materiale sintetico, liscia, bianca, ornata da sagome di assorbenti femminili d'antan, chissa' perche'. perche' i tempi sono cambiati: anche il calcio. ma chi lo gioca, se vuole, puo' gustare ancora il succo vero del pallone. oltre la buccia degli sponsor, del business, dei canali satellitari, dei megaschermi digitali ultrapiatti, sotto il finto cuoio dopato e impermeabile ai liquidi c'e' ancora un calcio giocato, appassionato, leale che diventa tutt'uno col fango e col sudore, che impasta cuoio fatica sudore e polvere, e retorica facile come questa. basta alzarsi dalla poltrona e farsi una partitella, ogni tanto, tra il 9 giugno e il 9 luglio, per abbronzarsi al sole di questo pallone.

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08/03/2006

Il 7 maggio, per strada, attenzione. Domenica 7 maggio 2006 potrebbe succedervi anche questo: che uscite dal portone di casa, col cane o senza, per farlo pisciare oppure no, e andate: in pasticceria, o a messa, o dalla nonna, o a comprare il giornale per non leggere l'ultimo editoriale di Scalfari, o semplicemente a fare quattro passi, a buttare la spazzatura prima di pranzo, della partita, della fine della domenica. Mentre state per tornare, lungo il tragitto dell'andata o di un altro qualsivoglia percorso, nel bel mezzo della risacca dei vostri pensieri, una presenza - qualcuno vi interrompe la prospettiva - si interpone nelle consuete marcature a zona - s'intromette nel paesaggio. Qualcuno che non vi chiedera' il voto, ne' i soldi, ne' una firma, ne' in sposa. O meglio, la firma se volete si'. Ma solo se volete voi. In fondo ad una vostra scrittura. Perche' e' questo che vorranno da voi, casomai li incontraste, quei pazzi grafomani virulenti: la vostra scrittura stradale. E finche' non gliela darete, li' per strada, la scrittura dico, non vi molleranno. E' gente strana, che vuole scrivere un nuovo codice stradale anzi vorra' farlo scrivere a voi passanti, con quello che vi passera' per la testa mentre passate. Il 7 maggio, domenica. Attenzione. Io vi ho avvertito.

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07/03/2006

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07/03/2006

Ti amo nocciolina
ti adoro la mattina
ti desidero la sera
ti amo tutta intera


al

---
eh no caro Signor Critico, troppo facile il sorrisino.

Esigo una stroncatura in piena regola,

prendi la mazza da bèisboll e dammela in testa.

Se ci hai il coraggio! Oppure, taci.

E vedi pure di abbassare il sopracciglio, per cortesia.

Vigliaccone snob. Sacerdote di sepolcri imbiancati.

Se a te non piaccio, ci sono migliaia di lettori che mi

apprezzano ogni giorno. Gente comune, gente che lavora.

Che usa l'autobus, la macchina, la bici. E mi compra.

Ho un pubblico fedele, anche se non ha le tue medaglie.

E tanto mi basta come riconoscimento.

La mia casa editrice? Splinder.com e PortaPortese ed.,

e allora? Aspetto una critica come si deve; intanto smettila

con quelle arie da sufficienza, con quel naso all'insù,

con cui ti fai bello sotto la mia ombra.

  

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03/03/2006

 Sabato 4/3
Ore 16.30. Venaria Reale (Torino)
Libreria Librarsi
P.za Annunziata, 12
Presentazione
Mauro Gorrino, Serse e la bestia. Ed. Limina

Mauro e' un amico, pero' bravo.
Serse era il fratello di Fausto Coppi.
Limina e' un'editrice dal tocco felice.
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01/03/2006

in marzo e aprile, causa lavori in corso, dovro' annusare leggere guardare cose contenenti un alto tasso di calcio, poco mi resta per altre letture. fortuna che tra totti quei libri ci sono perle come questa .

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01/03/2006

Oggi, come ogni mercoledi' preelettorale, Il Foglio quotidiano, Organo della Convenzione per la Giustizia, finanziato dalla Famiglia Berlusconi e dalla Legge sul Finanziamento Statale dei Quotidiani Sedicenti Organi di Qualcosapurchessia, cioe' da voi, pubblica un poster a colori con Silvio Berlusconi nelle vesti di un personaggio storico. Oggi, in quelle di Churchill.

Il ritratto originale del direttore del giornale (diciamo cosi'), Giuliano Ferrara, occupa invece buona parte di pagina 4

Nella didascalia del suo autoritratto, Ferrara tiene a precisare: dice Siamo molto ruffiani, genere in cui non e' facile eccellere.
E: I poster vanno come panini.

Per una volta, e' impossibile dargli torto. Pero' potrebbe evitare di mangiarseli tutti, i panini avanzati dalle edicole.

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