Elezioni, 2 giorni per il verdetto della (s)Cassazione ...
Dopodomani avvenne - LA CRONACA di Stefano BENNI
Avvenne dunque un giorno che in una città straniera gli uomini del maestro Fun Yen affrontassero dei forti avversari, e già al primo minuto questi si avventassero all'attacco passando in vantaggio. Allora Fun Yen si rivolse al loro capitano, di nome Lothar, e disse: "Dunque tu sei qui per vincere...".
"Naturalmente," disse Lothar "tutti siamo qui per vincere."
"In ciò è l'errore," disse Fun Yen "non siamo tutti qui per vincere: è necessario che alcuni perdano, perché altri vincano."
Colpita dalla frase del Maestro, una giovane di nome Siglinde, che stava strozzando con la treccia Yen Chu, disse: "Ma se io vincerò, Yen Chu, è vero che tu perderai?"
"Forse che una tazza di tè perde la sua natura se riempiono di tè un'altra tazza?" rispose Yen Chu.
Il detto di Yen Chu turbò fortemente Peter Stuka, che smise di pestare Zen Yun e gli chiese: "Ma, o saggio Zen Yun, io devo bere tè o birra per placare la mia sete, come per la mia sete di vittoria devo vincere..."
"E così," disse Zen Yun "in breve resterai senza più birra, e senza vittoria."
Udendolo, Hans Sturm disse a Fu Long: "Ciò significa quindi che se vogliamo vincere dobbiamo lasciare a voi la vittoria?"
"Non puoi lasciare ciò che vuoi tenere per te," rispose Fu Long.
A quel punto Bertold Pappelmann grandemente perplesso disse: "È pur vero che la palla è rotonda".
A lui rispose Chu Fung: "Se è rotonda, dimmi: qual è il suo inizio e qual è la sua fine?".
Così finì il primo tempo.
All'inizio del secondo tempo Lothar si rivolse a Fun Yen: "Maestro, eppure la vittoria esiste: se ad esempio io ti taglio la testa con la spada, forse che tu non sarai vinto?"
"Tagliamela," disse Fun Yen "e solo allora ti dirò che hai vinto."
"E se io do alle fiamme la tua casa, non avrai perso?" disse Siglinde.
"Avrò perso una casa, non una vittoria," rispose Yen Chu.
"Ma se nessuno vince e nessuno perde, chi vincerà?" disse Peter Stuka sudando copiosamente.
"Tu l'hai detto: nessuno", rispose Zen Yun.
"Però se nessuno perde, allora noi abbiamo vinto," disse Hans Sturm.
"Contro chi?" disse Fu Long.
"Io ho ben considerato la cosa," disse Bertold ansimando "e debbo dire che nella palla non c'è un inizio né una fine, perciò essa non esiste."
"Forse," disse Yen Chu "perché tu hai cercato due volte ciò che è uno."
"Capo," disse Bertold disperato "cosa devo fare?"
"Nulla," disse Lothar con la testa tra le mani, "la palla non esiste, non possiamo né vincere né perdere, non possiamo bere birra perché tanto finisce, siamo perduti", e scoppiò in singhiozzi. Così l'incontro si concluse con il trionfo dei cinesi che persero zero a uno, e invano i BAD protestarono che il loro gol non era valido, che ai cinesi erano stati negati tre rigori e che l'arbitraggio era stato scandalosamente filotedesco. A capo chino, uscirono vittoriosi dal campo.
tratto da La Compagnia dei celestini