28/04/2006

il neosenatore Roberto Formigoni - di cui mi fa schifo tutto: l'ipocrisia, la faccia, la provenienza, il tono, i movimenti e i partiti d'appartenenza, il passato, il presente, la subalternita' ai potenti in generale e agli andreotti in particolare - e' il piu' schifoso di tutti in queste ore (in questi giorni) di gioco al massacro di questo straccio di democrazia. Ben sapendo che Scalfaro non ha fatto altro che prendere atto dell'irriducibile disaccordo tra i segretari d'aula sull'interpretazione di 2-3 voti espressi, disaccordo che vanifica il quorum raggiunto da Marini e quindi annulla la validita' della seconda votazione, ancora dice: "Non capisco su quale base giuridica Scalfaro abbia annullato la votazione. La seconda votazione si è svolta regolarmente, nessun candidato ha raggiunto il quorum, e quindi Scalfaro avrebbe dovuto convocare i senatori per la terza votazione domani. L'annullamento del voto, insisto, non ha fondamento giuridico. Probabilmente Scalfaro l'ha annullata perchè voleva in tutti i modi che a Marini fosse data un'altra chance di essere eletto oggi". Io se fossi dio, un falsone viscido come Formigoni lo manderei in Siberia davvero, ogni tanto pero' una pausa nelle miniere di carbone cinesi, a meno che non opti per fare le pulizie a vita nei bordelli di Amburgo.

 

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28/04/2006

postfascismo

 questo personaggio - il secondo da sinistra, o meglio il quarto da destra in questa fotografia non vecchissima -, che svolge oggi funzioni da segretario del Senato, ha bloccato, da un'ora e venti, la proclamazione del nuovo presidente del Senato della Repubblica Italiana. Questo personaggio, che si chiama Alessio Butti, neosenatore per Alleanza Nazionale, da un'ora sostiene che Franco Marini e Francesco Marini sono due persone diverse. E che scrivere Francesco significa rendere riconoscibile la scheda elettorale. Anche se sa benissimo che, tra i suoi colleghi senatori, esiste solo il primo e non il secondo. E che dei modi per rendere riconoscibile la propria scheda, quello e' il meno probabile. Sono le 19.38, e i senatori della Repubblica Italiana, tutti presenti (la 97enne Rita Levi Montalcini compresa), stanno aspettando che questo personaggio faccia finta di convincersi che, in questo caso, tra Franco e Francesco non c'e' differenza sostanziale. Faccia finta, perche' questo gia' lo sa da un pezzo anche lui; come sapeva bene cosa significava la croce celtica alle sue spalle, quand'era il capobastone del Fronte della Gioventu' di Como. Ma forse aspettano tutti che entri in aula un Ciccio Franco.

 

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24/04/2006
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19/04/2006

ventiquattromilasettecentocinquantacinque baci alle donne di alleanza lombarda

 

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18/04/2006

  Elezioni, 2 giorni per il verdetto della (s)Cassazione ...

Dopodomani avvenne - LA CRONACA di Stefano BENNI

Avvenne dunque un giorno che in una città straniera gli uo­mini del maestro Fun Yen affrontassero dei forti avversari, e già al primo minuto questi si avventassero all'attacco passando in vantaggio. Allora Fun Yen si rivolse al loro capitano, di nome Lothar, e disse: "Dunque tu sei qui per vincere...".

"Naturalmente," disse Lothar "tutti siamo qui per vincere."

"In ciò è l'errore," disse Fun Yen "non siamo tutti qui per vincere: è necessario che alcuni perdano, perché altri vincano."

Colpita dalla frase del Maestro, una giovane di nome Siglinde, che stava strozzando con la treccia Yen Chu, disse: "Ma se io vincerò, Yen Chu, è vero che tu perderai?"

"Forse che una tazza di tè perde la sua natura se riempiono di tè un'altra tazza?" rispose Yen Chu.

Il detto di Yen Chu turbò fortemente Peter Stuka, che smise di pestare Zen Yun e gli chiese: "Ma, o saggio Zen Yun, io devo bere tè o birra per placare la mia sete, come per la mia sete di vittoria devo vincere..."

"E così," disse Zen Yun "in breve resterai senza più birra, e senza vittoria."

Udendolo, Hans Sturm disse a Fu Long: "Ciò significa quindi che se vogliamo vincere dobbiamo la­sciare a voi la vittoria?"

"Non puoi lasciare ciò che vuoi tenere per te," rispose Fu Long.

A quel punto Bertold Pappelmann grandemente perplesso disse: "È pur vero che la palla è rotonda".

A lui rispose Chu Fung: "Se è rotonda, dimmi: qual è il suo inizio e qual è la sua fine?".

Così finì il primo tempo.

All'inizio del secondo tempo Lothar si rivolse a Fun Yen: "Maestro, eppure la vittoria esiste: se ad esempio io ti taglio la testa con la spada, forse che tu non sarai vinto?"

"Tagliamela," disse Fun Yen "e solo allora ti dirò che hai vinto."

"E se io do alle fiamme la tua casa, non avrai perso?" disse Siglinde.

"Avrò perso una casa, non una vittoria," rispose Yen Chu.

"Ma se nessuno vince e nessuno perde, chi vincerà?" disse Peter Stuka sudando copiosamente.

"Tu l'hai detto: nessuno", rispose Zen Yun.

"Però se nessuno perde, allora noi abbiamo vinto," disse Hans Sturm.

"Contro chi?" disse Fu Long.

"Io ho ben considerato la cosa," disse Bertold ansimando "e debbo dire che nella palla non c'è un inizio né una fine, perciò essa non esiste."

"Forse," disse Yen Chu "perché tu hai cercato due volte ciò che è uno."

"Capo," disse Bertold disperato "cosa devo fare?"

"Nulla," disse Lothar con la testa tra le mani, "la palla non esi­ste, non possiamo né vincere né perdere, non possiamo bere birra perché tanto finisce, siamo perduti", e scoppiò in singhiozzi. Così l'incontro si concluse con il trionfo dei cinesi che perse­ro zero a uno, e invano i BAD protestarono che il loro gol non era valido, che ai cinesi erano stati negati tre rigori e che l'ar­bitraggio era stato scandalosamente filotedesco. A capo chino, uscirono vittoriosi dal campo.

tratto da La Compagnia dei celestini

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11/04/2006

arrestato berlusconi

 

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05/04/2006

(a proposito, se taccio non e' per protesta, ma perche' non ho nulla da dire)

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03/04/2006

roma, 20.51. precedute dal suono delle loro sirene, tre auto blu o nere ben lucidate corrono di gran carriera, direzione via teulada. tra venti minuti il signore che siede nella seconda automobile sara' sotto le telecamere per vendersi in diretta, ben lucidato. passato il veloce e rumoroso corteo, i cani torneranno ad annusare le aiuole-cesso di viale mazzini, in cerca di. il cd continua a girare intorno a meia lua inteira, brano di caetano veloso. mai stato cosi' estrangeiro nel mio paese.

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03/04/2006

Delle centinaia e decinaia di ossa e muscoli che compongono la nostra sembianza terrena, adoperiamo solo una piccola parte. Molte delle nostre membra non sappiamo nemmeno che esistono o come si chiamano, finché non ce lo ricorda un anatomopatologo, ma quando ormai è tardi per fare amicizia. Il fatto è che non ci servono, con la vita che facciamo. Delle nostre meraviglie meccaniche, in realtà usiamo solo quello che basta per staccarci dal letto, visitare il bagno, preparare la caffettiera, coprirci con qualche indumento, prendere il cellulare, uscire di casa. Lo strappo, il distacco dal mondo dei sogni assorbe le maggiori energie. Una volta entrati nell'orbita terrestre facciamo giusto qualche piccolo spostamento laterale per non urtarci, o per incastrarci meglio: il che non richiede chissà quali quadricipiti. Procediamo quindi per inerzia, ogni giorno, verso il ritorno a letto. Lo sforzo propulsivo mattiniero è tutto, e per quello adoperiamo le solite care vecchie travi e corde. Madre natura finalmente se ne sta accorgendo, e ha cominciato ad alleggerirci di ciò che resta della coda, dei peli, di mignoli e anulari, dei molari e degli istinti superflui, delle unghie, del muscolo traslocipite. Finché non sparirà, tutta 'sta roba ce la porteremo sul groppone come zavorra. Solo in casi rarissimi possiamo darle un significato, nell'economia del nostro corpo. Per esempio, un ruolo serio l'anulare lo riveste solo quando ci si sposa con un pianoforte, e il traslocipite si risveglia dal coma solo quando si fa un trasloco. E quando si risveglia, lì nell'amaca tra la scapola sinistra e l'anca destra, pure lui fa una fatica per alzarsi ...

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